Da Vinci e' autore di una Monna Lisa in 3D?

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La Monna Lisa di Leonardo Da Vinci è forse la più antica opera d'arte in 3D. quanto sostengono gli scienziati che nel 2012 hanno scoperto che, sotto strati di vernice nera, si nascondeva un'apparentemente insignificante copia della Monna Lisa nel Museo del Prado a Madrid, che risultava molto simile all'originale esposta al Museo del Louvre a Parigi (presentava persino le stesse montagne nel paesaggio di fondo).

La tela può esser stata dipinta da Leonardo Da Vinci o da qualche suo allievo. "Quando per la prima volta ho osservato i due dipinti uno accanto all'altro, mi è sembrato chiaro che ci fosse una differenza molto piccola ma comunque evidente nella prospettiva" ha scritto Claus-Christian Carbon dell'Università di Bamberga in Germania in una mail inviata a Live Science.

La vera Monna Lisa, o La Gioconda, e la sua "cugina" del Prado sono state dipinte da prospettive leggermente diverse. Carbon e Vera Hesslinger dell'Università di Mainz in Germania hanno compreso questo cambio di prospettiva guardando alle cosiddette traiettorie, le linee, cioè, che si evidenziano a partire da un preciso punto preso come origine. Per esempio, l'estremità del naso di Monna Lisa, fino al punto di arrivo, in questo caso l'occhio del pittore o dell'osservatore.

"La variazione di prospettiva è particolarmente evidente – osserva Carbon – se si osserva la sedia su cui è seduta la Gioconda: nella versione del Prado si può vedere la fine dell'angolo all'estremità della sedia sullo sfondo del dipinto, cosa che invece non è possibile notare nella versione del Louvre, perché il pittore della tela conservata al Prado ha guardato a Monna Lisa più da sinistra rispetto al pittore della tela del Louvre".

I ricercatori hanno scoperto che la differenza tra i due dipinti consisteva in uno spostamento orizzontale di circa 69 millimetri, una distanza vicina a quella media tra i due occhi di una persona.

Quando osserviamo un oggetto, infatti, ogni occhio vede una prospettiva leggermente diversa dell'oggetto stesso: entrambe vengono poi inviate al cervello e trasformate nella rappresentazione tridimensionale dell'oggetto che è ciò che noi vediamo. Da questi risultati emerge che i due dipinti formano una coppia stereoscopica, e cioè che, se osservati insieme, essi creano un'impressione di profondità, un'immagine in 3D di Monna Lisa.

Martin Arguin, dell'Università di Montreal, in una mail inviata a Live Science dopo aver letto l'articolo scritto sul tema da Carbon e Hesslinger, ha commentato "La scoperta è accurata nella sua analisi delle immagini e nell'interpretazione di una possibile volontà di rappresentazione stereoscopica dell'area delle mani".

possibile che Leonardo Da Vinci e forse uno dei suoi studenti abbiano intenzionalmente realizzato una coppia stereoscopica? I ricercatori, naturalmente, non possono esserne certi, ma Carbon sottolinea che Leonardo ha studiato molto approfonditamente la questione della tridimensionalità.

Ci sono inoltre tracce del fatto che l'inventore possedesse contemporaneamente due tele di Monna Lisa e fosse anche fornito di occhiali colorati. "Questo potrebbe indicare che l'artista non pensasse solo in modo astratto alla tridimensionalità – sostiene Carbon - ma che vi lavorasse concretamente, attraverso esperimenti". Guardando anche i colori originali dei due dipinti, la sola differenza reale è nelle maniche della Gioconda che sono rossicce in una versione e verdastre nell'altra. "Questo potrebbe essere un segno – spiega Carbon – dell'intenzione di Leonardo di guardare le due tele attraverso occhiali rossi e verdi" simili a quelli che indossiamo per guardare un film in 3D. "Nonostante tutte queste indicazioni tuttavia - continua Carbon – non abbiamo trovato la prova decisiva a sostegno della nostra tesi".

E forse proprio per la mancanza di questa prova schiacciante, non tutti concordano con le argomentazioni di Carbon e Hesslinger. Le differenze tra i due dipinti riscontrabili in parti del corpo che non siano le mani, non si inquadrano nell'intento di creare una coppia stereoscopica secondo Arguin, che afferma "In contraddizione con questa nozione è il fatto che le differenze siano in buona parte orientate verticalmente e non orizzontalmente, come sarebbe richiesto per riprodurre le visioni distinte dell'occhio di sinistra e di quello di destra".

Carbon ed Hesslinger riconoscono la fondatezza delle obiezioni mosse da Arguin, in merito ad esempio allla posizione orizzontale o verticale di alcune disparità tra i due dipinti "Idealmente – dichiara Carbon a Live Science – abbiamo bisogno di diseguaglianze orizzontali per creare una corretta impressione di tridimensionalità, che noi abbiamo evidenziato principalmente nella zona delle mani. Alla fine – conclude Carbon – riteniamo che siano notevoli ed anche particolarmente affascinanti queste proprietà stereoscopiche della regione delle mani, soprattutto se consideriamo che le tele si datano ai primi anni del sedicesimo secolo".

Francesca Di Giorgio

Foto: livescience.com

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