Il cervello sa riconoscere una bugia in meno di un secondo

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Ricordate, amici: le bugie hanno le gambe corte! Per scovare una menzogna ci vuole meno tempo di quanto si pensi. Il nostro cervello, infatti, ci mette davvero un batter d'occhio per capire se ha appena incassato una bugia.

Così, se la persona che, di fronte a noi, sta mentendo spudoratamente non avrà più scampo non solo perché la temperatura intorno al suo naso aumenterà, ma anche perché le sue espressioni e i suoi atteggiamenti fisici non saranno più coerenti con il suo reale stato d'animo. Non solo, è già stato scoperto che le bugie lasciano un'impronta nel cervello.

Insomma, al nostro cervello bastano 300 millisecondi per capirlo: sarà in grado di confrontare in maniera molto veloce quelli che sono gli input provenienti dalle aree che elaborano le espressioni facciali, la mimica e i movimenti del corpo (incluso il sistema specchio) e le confronta con le sensazioni viscerali della nostra memoria affettiva.

A sostenerlo è una ricerca coordinata dall'Università di Milano-Bicocca, pubblicata sulla rivista PlosOne e realizzata da Alice Mado Proverbio, del dipartimento di Psicologia in collaborazione con Marta Calbi, del dipartimento di Neuroscienze dell'Università di Parma, Alberto Zani, dell'Istituto di Fisiologia e bioimmagini molecolari del Cnr e Mariella Manfredi, del dipartimento di Scienze Cognitive della University of California San Diego.

Lo studio. Trenta studenti hanno dovuto osservare 280 fotografie che rappresentavano 8 attori teatrali che mimavano diversi stati d'animo e ogni foto era accompagnata da una descrizione verbale dell'emozione interpretata. Durante l'osservazione, è stata effettuata la tomografia elettromagnetica a bassa risoluzione (la "LORETA", low resolution electromagnetic tomography) per stimare l'attività elettromagnetica del cervello. Così facendo, gli studiosi hanno misurato il tempo necessario al nostro cervello (in particolare la corteccia orbito frontale ventromediale) per riconoscere l'incongruenza. E hanno scoperto che ci vuole solo un terzo di secondo.

In quell'area cerebrale vengono elaborati i segnali, dei veri e propri "marker viscero-somatici" collegati ai nostri ricordi e alle nostre memorie affettive. Secondo l'indagine, queste informazioni, giunte nella corteccia orbito-frontale ventromediale, vengono usate per prendere determinate decisioni, come capire se una persona sta dicendo la verità oppure no.

Germana Carillo

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