La pigrizia cambia il cervello e fa male al cuore

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La pigrizia è in grado di trasformare alcuni neuroni del cervello che comandano precisi stimoli nervosi, aumentando anche il rischio di malattie cardiovascolari. In pratica, l'inattività può cambiare la struttura e il funzionamento del cervello.

Lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of Comparative neurology dei ricercatori della Wayne State University School of Medicine, di Detroit, che hanno collaborato con il centro australiano di neuroscienza della Flinders University, a Bedford Park.

Fino a circa 20 anni fa, molti scienziati credevano che la struttura del cervello si "fissasse" letteralmente con l'età adulta e che, dopo l'adolescenza, non fosse possibile creare nuove cellule cerebrali o alterare la forma di quelle già esistenti. Ma negli anni successivi, gli studi neurologici hanno stabilito che il cervello conserva una certa plasticità, ovvero la capacità di essere rimodellato durante tutta la nostra vita.

E l'esercizio fisico servirebbe proprio a questo. Un sistema nervoso simpatico ben regolato fa in modo che anche i vasi sanguigni funzionino correttamente. Mentre un sistema nervoso simpatico eccessivamente reattivo è problematico, ha detto Patrick Mueller, professore associato di fisiologia presso la Wayne State University che ha curato lo studio, affermando che, così come la pigrizia, anche l'"iperattività del sistema nervoso simpatico contribuisce a malattie cardiovascolari". Stimolando, infatti, una costrizione dei vasi sanguigni troppo, troppo poco o troppo spesso, si arriva a ipertensione e a danni cardiovascolari.

L'esperimento è stato condotto in laboratorio e con esso gli scienziati hanno accertato che negli esseri viventi sedentari e predisposti alla pigrizia, i neuroni che controllano il sistema nervoso para-simpatico, che si trovano nel midollo ventrolaterale rostrale (una parte oscura del cervello che controlla la respirazione e le altre attività inconsce fondamentali per la nostra esistenza), si allungavano di molto, tanto da trasformare totalmente il tipo di stimolo nervoso.

Un cambiamento bello e buono che, come dimostra l'indagine, potrebbe aumentare la sensibilità dei neuroni agli stimoli eccitatori e aumentare anche il rischio di patologie cardiovascolari. Risultato è che l'inattività modifica perfino il cervello. "Una scoperta importante – conclude il dottor Mueller sul New York Timesperché aggiunge un altro tassello alla comprensione di come, a livello cellulare, l'inattività aumenta il rischio di malattie cardiache".

Germana Carillo

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