Il veleno mortale di un serpente allevia il dolore

serpente

Il veleno mortale di un serpente potrebbe alleviare il dolore. Sembra un controsenso, ma è la scoperta fatta da un fisiologo dell'Istituto di Farmacologia Molecolare e Cellulare di Valbonne, Eric Lingueglia.

Con una serie di morsi veloci, il mamba nero inietta un cocktail tossico che può uccidere un essere umano in soli 20 minuti. Ma tra i composti che fuoriescono dalle sue fauci, ci sono anche due proteine in grado di bloccare il dolore in maniera efficace, con un effetto simile a quello della morfina, e con minori effetti collaterali, secondo Lingueglia.

Considerato uno dei rettili più velenosi e pericolosi del mondo, il mamba nero può raggiungere anche i 4 metri di lunghezza, ma nonostante il suo temibile aspetto, il rettile può essere d'aiuto per l'uomo.

Le proteine – note come mambalgine - sono state scoperte attraverso una ricerca basata sulle alternative ai farmaci oppiacei. In molti pazienti sono aumentate le intolleranze a questo genere di sostanze, che a loro volta richiedono un aumento delle dosi nel corso del tempo. Così insieme ai colleghi Lingueglia ha identificato le proteine del mamba nero dopo aver provato circa 50 veleni di animali diversi.

E il veleno del serpente potrebbe fornire una soluzione. Il team di Valbonne ha scoperto che i topi a cui erano state iniettate mambalgine, riuscivano a sopportare l'acqua calda sulla coda e nelle zampe per il doppio del tempo rispetto agli animali non trattati. Le proteine prodotte dal serpente avevano ridotto anche l'ipersensibilità al dolore dopo l'infiammazione dei tessuti. Inoltre, dopoi 5 giorni di trattamento ripetuto i topi avevano sviluppato una tolleranza sia per agli oppiacei che alle mambalgine.

È importante cercare di sviluppare nuovi farmaci che possono avere tipi complementari o diversi di azione", ha spiegato Eric Lingueglia. Lo studioso spera che le mambalgine o le molecole correlate possano diventare clinicamente valida, ma questo studio è solo il primo passo di un processo lungo per immettere tali antidolorifici sul mercato. "Questo studio è stato fatto sui topi, quindi la prima cosa da fare è assicurarsi che sia lo stesso anche negli esseri umani".

Lo studio è stato pubblicato su Nature.

Francesca Mancuso

Cerca

Noi raccomandiamo Buono ed Economico