In futuro dove vivremo?

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Siamo 7 miliardi dall'ottobre dell'anno scorso. Ma dove abiteremo quando saremo ancora di più e lo spazio sulla Terra andrà esaurendosi? Facciamoci caso. Quasi ogni giorno vediamo porzioni di terreno rosicchiate da nuovi stabili in nome dell'urbanizzazione che, da oltre un secolo, ha portato intere famiglie ad abbandonare le campagne per vivere in città. Di conseguenza, le città si fanno sempre più affollate, trafficate ed inquinate. E boschi e foreste fanno posto ad allevamenti e a coltivazioni.

È opinione di molti studiosi che entro la fine del secolo la popolazione raggiungerà la cifra record di 10 miliardi. Ed è altrettanto certo che le metropoli saranno destinate ad estendersi per ospitare una popolazione sempre crescente. È da oltre un secolo ormai che una delle soluzioni adottate per far fronte al sovrappopolamento è quello di sviluppare la città in altezza. Basti pensare al Burj Khalifa di Dubai, oggi il grattacielo che detiene il primato dell'altezza con i suoi 828 metri.

Tuttavia, questo record è destinato ad essere superato visti i progressi recenti dei materiali sempre più resistenti che permetteranno la costruzione di grattacieli fino ad un chilometro. A queste altezze, le pale eoliche saranno fondamentali per la produzione di energia necessaria per il fabbisogno del grattacielo stesso. Città nelle città, dunque, vista l'autonomia che queste costruzioni saranno in grado di possedere. Anche dal punto di vista ricettivo e commerciale. Un modello dal quale attingere, infatti, potrebbe essere l'odierno Marina Bay Sands di Singapore, le cui tre torri di 150 metri altezza ospitano centri commerciali, alberghi e giardini.

E dalle altezze del cielo, perché non spostarsi in profondità? Direttamente ereditata dalla letteratura fantascientifica, l'idea di sfruttare il sottosuolo permetterebbe di impiegare i vantaggi di un'abitabilità che non è soggetta al tempo meteorologico. Le colture sarebbero quelle in serra e non soggette alle condizioni meteo. Nascosti alla luce solare, la temperatura, infatti, resterebbe stabile sui 10 gradi, limitando di fatto gli sprechi del riscaldamento e dei condizionatori.

Tuttavia, vivere sotto terra non è nelle aspirazioni dei più. Per questo le idee sono molteplici ed alcuni già stanno attuando dei piani cosiddetti alternativi. In Cina, per esempio, a Pechino sono stati costruiti 26 tunnel all'interno dei quali il traffico è lasciato defluire in modo da rendere la vita in superficie più salubre dal punto di vista dell'inquinamento e meno caotica. Non è lontana l'ipotesi da parte del governo cinese di concentrare alcuni edifici e centri commerciali nel sottosuolo. I primi esperimenti sono già in costruzione a Tokyo.

E il mare? Le infinite distese del mare ricoprono circa i due terzi del pianeta. Quando gli spazi abitabili sui continenti, per aria e sotto terra saranno esaurite, si potrà pensare di sfruttare parte della sua superficie. Lilypad è un progetto belga che si prefigge di creare una città anfibia in grado di ospitare 50 mila abitanti. Progettata per resistere all'innalzamento del mare, Lilypad potrebbe sfruttare la forza mareale, il sole e il vento. I confini 'cittadini' sarebbero composti da fibre di poliestere e biossido di titanio ideati per assorbire l'inquinamento atmosferico.

Osando ancora di più, perché non sfruttare i fondali marini? Le città sarebbero ricoperte da cupole trasparenti, costruite con materiali solidi e resistenti alla pressione di enormi masse d'acqua. Ogni cupola sarebbe collegata all'altra da altrettanti tunnel all'interno dei quali scorrerebbe il traffico cittadino e le varie città verrebbero collegate. Purtroppo, sarebbero limitate le coltivazioni che necessitano del terreno e della luce solare e gli allevamenti sarebbero pressoché inesistenti.

Ad ogni modo, ci vorrà ancora del tempo affinché tutto questo si realizzi. Con il trend demografico odierno, l'Italia è uno dei paesi destinato a giungere alla fine del secolo con meno abitanti. A rischio le megalopoli asiatiche e africane nelle quali, se non si dovesse verificare una controtendenza demografica, si dovrebbe pensare ad una di queste alternative per il momento solo parte di un immaginario futuristico.

Federica Vitale

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