Quando il razzismo non esiste

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I bambini affetti dalla sindrome di Williams sono privi di stereotipi razziali. Lo ha rivelato uno studio condotto da alcuni ricercatori tedeschi e pubblicato su Nature.com. Tali bambini, la cui malattia li porta ad essere estremamente socievoli ed estroversi, pare non abbiano alcuna tendenza razzista. Ciò dimostrerebbe, secondo gli studiosi che "le diverse forme di stereotipi sono biologicamente separabili".

In sostanza, gli scienziati sostengono che i pregiudizi razziali, legati alla paura, potrebbero provenire da una anomala attività dell'amigdala, la parte del cervello che risponde alle minacce o alle reazioni emotive. Per cui, sarebbe proprio la paura "sociale" a influire nella formazione degli stereotipi razziali.

Per dimostrarlo, gli scienziati hanno mostrato ad alcuni bambini bianchi, dei quali alcuni affetti da WS, altri normodotati, una quantità di immagini. Mentre i bambini avevano tutti lo stesso tipo di stereotipi di genere indicando ad esempio le foto raffiguranti soggetti femminili come le più adatte a giocare con le bambole, ha dato risposte differenti quando si sono richieste opinioni sui tratti di personalità suggeriti dalle immagini: I bambini senza WS hanno evidenziato "caratteristiche positive per le imaggini raffiguranti bambini di pelle chiara e caratteristiche negative per gli individui di pelle scura", a differenza dei bambini con WS.

Andreas Myer-Lindenberg, che ha partecipato allo studio, ha spiegato: "I bambini che hanno questo disturbo sono molto amichevoli perché non temono gli stranieri. E aggiunge: "In questi bambini non si sviluppano atteggiamenti negativi verso gli altri gruppi etnici, anche se gli altri bambini presentano modelli di stereotipi di questo genere".

Ma a smorzare i toni della scoperta, vi è il fatto che ciascun bambino aveva comunque delle esperienze pregresse con membri di altri gruppi razziali. Secondo l'articolo, infatti, non tutti i bambini sono esposti alla stessa quantità di stereotipi razziali. Ciò potrebbe spiegare perché alcuni bambini affetti dalla Sindrome di Williams non avessero pregiudizi.

Francesca Mancuso

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