Veicoli elettrici: ok alla sostenibilità ma con quali rischi?

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Secondo uno studio recentemente pubblicato sulla rivista 'Le Scienze', ma uscito su American Scientist nel 2009, attualmente ci sarebbero nell'atmosfera circa 31 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Purtroppo la quantità è destinata ad aumentare: dicono gli scienziati che nei prossimi 4 decenni il numero dei veicoli a motore, fra i principali responsabili del rilascio di questo gas, si quadruplicherà. Di fronte a questi dati, una parte della ricerca tecnologica si sviluppa su una diversa concezione della locomozione nel tentativo di limitare la presenza e l'impatto dei motori a combustione, i quali, nonostante le innovazioni per limitare emissioni dannose e consumi, non azzerano l'impatto sull'ambiente.

Per quanto riguarda i veicoli a trazione elettrica, ad esempio, la ricerca è molto vivace, sia in Europa che negli Stati Uniti, e una certa diffusione sembra evidente, anche se esistono ancora problemi importanti da risolvere. Oltre alle automobili, l'industria della locomozione a batteria lavora da molti anni alla realizzazione di altri mezzi di trasporto, soprattutto scooter elettrici, biciclette motorizzate, carrelli elevatori, veicoli per i campi da golf.

In Italia la Confindustria ha ipotizzato una potenziale espansione delle auto elettriche nei prossimi anni; la Francia ha fatto di più, varando nel 2009 un piano che ha l'obiettivo molto ambizioso di fabbricare e immettere sul mercato entro il 2020, due milioni di autovetture elettriche.

Le batterie hanno il non trascurabile pregio di non produrre gas di scarico e si può dire che sono a impatto zero (se si esclude il processo di fabbricazione e lo smaltimento a fine vita), quando vengono ricaricate con elettricità prodotta da fonti rinnovabili; presentano limiti nella potenza e nella durata della carica, tuttavia uno dei problemi più importanti da fronteggiare in questo momento sembra essere quello della loro sicurezza.

Nel 2010 sono state prodotte più di due miliardi di cellule per batterie e molte di esse sono risultate difettose: questo è quanto spiegato da Yazami Rashid, un esperto del settore, direttore del CNRS (Centre Nationale de la Recherche Scientifique) che ha condotto in Francia e negli USA numerosi e importanti studi sui materiali e sulle tecniche elettrochimiche applicate alla ricerca sulla durata delle batterie.

I rischi sulla sicurezza si concretizzano soprattutto nella instabilità tecnica, nel surriscaldamento e nel conseguente pericolo di incendio: "Le misure di emergenza oggi in vigore", dice Yazami Rashid, "prevedono l'arresto di emergenza quando la temperatura della batteria raggiunge i cento gradi centigradi. Tuttavia, precisa lo scienziato, in una batteria agli ioni, molto diffusa nel campo della locomozione, la reazione chimica può continuare anche dopo il blocco.

Nei modelli più usati ci sono una serie di 200 cellule e un guasto ad una sola di esse, non molto remoto allo stato della tecnologia attuale, può causare semplicemente il cattivo funzionamento, ma può anche essere responsabile di un pericoloso surriscaldamento di tutti gli elementi.

Le conseguenze dei guasti possono essere estremamente gravi. Il 3 settembre del 2010 un aereo cargo della UPS si incendiò presso l'aeroporto di Dubay. Ci furono alcune vittime e dopo le prime ipotesi che accreditavano l'attentato terroristico, fu possibile invece accertare che l'incendio fu causato da un guasto alle batterie delle strumentazioni di bordo.

Gli esperti concordano nel ritenere che questo campo di studio necessiti di molto tempo, ma soprattutto di investimenti e volontà politica. Ci sono numerosi progetti che sembrano molto promettenti, tuttavia negli ambienti giornalistici da anni circolano voci - mai confermate - secondo cui grandi case automobilistiche e aziende petrolifere, avrebbero acquistato alcuni brevetti particolarmente interessanti, per evitarne la diffusione e l'impiego industriale. Per il momento, infine, nonostante i piani annunciati, i prezzi delle auto elettriche sono per l'utente medio, scarsamente convenienti se non quasi proibitivi.

Pasquale Veltri


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