Arriva Urbee: la prima automobile realizzata con una stampante 3D

urbee

L’ultima innovazione nel mondo dell’automobile arriva direttamente dagli Stati Uniti. Si chiama Urbee ed è la prima vettura costruita con una stampante 3D. Urbee è il risultato di un lungo progetto portato a termine da Kor Ecologic, un’azienda di Minneapolis, che ha come obbiettivo quello di partecipare alla gara di 'X Prize progressive automotive' per vetture a consumi ridotti.

L’automobile del futuro ha le stesse caratteristiche delle comuni vetture, tranne che nel processo di produzione, in grado di ridurre le fase di assemblaggio. È infatti una stampante tridimensionale a fabbricare il telaio ed i vetri. In che modo? La stampante 3D parte dalle istruzioni digitali per poi costruire ogni pezzo aggiungendo uno strato dopo l’altro di termoplastica abs.

La manifattura è infatti affidata alla RedEye, una società del gruppo Stratasys che è esperta nell’utilizzo della tecnica di 'fused deposition modeling'. Tecnica che consiste nel versamento della termoplastica a strati, senza l’ausilio di uno stampo ma seguendo solamente le indicazioni di un file.

Urbee è inoltre un’automobile con alimentazione ibrida. Ciò significa che è in grado di utilizzare sia la benzina che l’etanolo e l’energia elettrica. L’azienda produttrice fa sapere che i consumi sono piuttosto ridotti: un litro ogni ottantacinque km in autostrada e un litro ogni quarantadue km e mezzo in città.

Per ricaricare l’autovettura i metodi sono molto semplici. È possibile effettuare l’operazione attraverso l’utilizzo di una semplice presa elettrica. E se questa non è disponibile si possono sfruttare fonti di energia ecosostenibili che si trovano nelle vicinanze: si tratta ad esempio di pannelli fotovoltaici o di impianti minieolici.

Intanto le prime prove su strada hanno dimostrato l'ottima efficienza dell'esperimento. La speranza, affermano dalla Kor Ecologic, è quindi quella di "vedere presto Urbee sulle strade di tutto il mondo, non solo per il particolare ed innovativo processo di produzione, ma anche perché è un ulteriore passo verso l’utilizzo di fonti alternative".

Marta Proietti

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