Neemo: una settimana in fondo agli abissi

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Imparare a studiare lo spazio in fondo al mare potrebbe sembrare un controsenso, ma è proprio quello che l’astronauta dell’ESA, Timothy Peake, si sta apprestando a fare. Nel mese di giugno, Peake, dovrà rimanere una intera settimana a 20 metri di profondità, in una base subacquea costruita al largo delle coste della Florida.

SI chiama NEEMO, ed è l’acronimo di Extreme Environment Mission Operations, il programma della NASA che permette agli astronauti di testare le tecnologie e il comportamento dell’equipaggio in un laboratorio sottomarino. Le missioni sono cominciate nel 2001, e l’ultima, NEEMO-15, ha visto impegnati gli “acquanauti” Shannon Walker, Steve Squyres, David Saint-Jacques e Takuya Onishi, nella simulazione di una vera missione su un asteroide.

Ma anche l’ESA gestisce un programma volto al solito scopo: l’ESA’s cave training cui la NASA, in cambio della partecipazione dell’astronauta ESA al programma NEEMO, invierà alcuni astronauti entro la fine dell’anno.

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NEEMO è il miglior programma analogico di esplorazione spaziale utilizzato per la formazione degli astronauti, seguito dall’ESA’s cave training.” dice Loredana Bessone, allenatrice astronauta del Centro Europeo Astronauti.

L’analogia che congiunge il mondo sottomarino allo spazio, è la condizione estrema dell’ambiente, e le difficoltà connesse all’isolamento dal resto del mondo. Quello che gli astronauti dovranno imparare, infatti, sarà la gestione di situazioni stressanti, attraverso il lavoro di squadra. Durante la permanenza, dunque, Peake e gli altri dovranno simulare vere e proprie riparazioni nello spazio.

Ma la vera sfida sarà quella dell’isolamento; com’è noto, infatti, prima di ritornare in superficie, i sub devono compiere una sosta di decompressione, che nel caso degli astronauti, si traduce in una assenza di vie di fuga veloci.

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L’isolamento degli astronauti in un luogo remoto e inospitale, però, non è una scelta compiuta a caso, ma sarà necessaria per testare la loro capacità di adattarsi alle situazioni stressanti, e di lavorare con un team internazionale. In quell’ambiente, infatti, la vita dipende dalle attrezzature e dalla capacità degli astronauti di utilizzarle; ed è per questo che viene testata la capacità dei ognuno di superare gli ostacoli connessi a quelle situazioni estreme.

Il fatto, dunque, che il team lavori in isolamento, senza la comodità di un aiuto esterno, permetterà ad ogni astronauta di sviluppare una notevole capacità di adattamento. Ognuno dovrà mostrare la propria capacità di lavorare in squadra, fornendo l’aiuto e l’ingegno che potrebbero servire in una vera missione spaziale.

La base ospiterà un team internazionale composto da sei membri, tra cui farà capo l’astronauta della NASA, M. Dottie Metcalf-Lindenburger, che ha già compiuto missioni con gli Space Shuttle.

Andrea Tasselli

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