Un secolo dal Titanic, ma sono sempre gli occhi umani a vedere gli iceberg

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È passato un secolo dalla tragedia del Titanic –era infatti il 14 Aprile 1912- dovuta all’impatto del gigante navale contro un iceberg, che ha provocato l’inondazione di cinque comparti dell’imbarcazione, troppi anche per la più imponente e sofisticata costruzione marittima dell’epoca. Ma un secolo dopo, nonostante i progressi tecnologici che hanno caratterizzato quest’ultimo centinaio d’anni, è sempre l’uomo che in un’ultima fase deve vedere gli ostacoli e riuscire ad evitarli, grazie a quegli insostituibili strumenti chiamati occhi.

Gli iceberg sono molto pericolosi perché non sono stabili, camminano sull’acqua e in alcune situazioni possono non essere rilevati dai radar" commenta Michael Hicks, di International Ice Patrol, che si propone di monitorare gli iceberg per eliminare il rischio di collisioni. "È per questo che ancora oggi sono un pericolo.

Tutto questo dimostra anche che, per quanto le tecniche di rilevazione automatica e computerizzata possano divenire sofisticate, l’occhio umano non potrà mai essere sostituito. D’altronde è ormai accertato che furono anche errori umani a causare un numero incredibile di vittime nella tragedia del Titanic (come afferma la ricerca condotta dal giornalista scientifico britannico Richard Corfield), al di là di qualche speculazione su una presunta marea perfetta secondo gli astronomi della Texas State University-San Marcos. Nel 1912 così come –ci auguriamo di no- potrebbe succedere nel 2012.

Tutti dicevano fosse inaffondabile, e invece è affondata, dopo appena tre ore dall’impatto. Ma chi si scusa dicendo che era una costruzione di un secolo fa non tiene conto di dati impressionanti ben più recenti: attualmente si registrano due collisioni l’anno di navi contro iceberg, e i ricordi del naufragio della Sea Diamond della Birka Line del 2007, nonché della recentissima Costa Concordia di Costa Crociere, avvenuti non per collisione contro iceberg, ma contro ben più fissi e meno remoti scogli, ci dovrebbero spingere a considerare la navigazione a vista ancora il pilastro dei viaggi via mare.

Anche qualora tutto proceda come tecnologia vuole, dunque, l’uomo non può e non deve sottrarsi al compito a lui assegnato dalla natura: guardare. “Ancora ci sono navi, ancora ci sono iceberg”: con questa sorta di spot, Hicks stigmatizza la tendenza a volte radicata dell’opinione pubblica di considerare la tecnologia la panacea di tutti i mali, nonché un perfetto alibi per i nostri errori. Ma “errori umani che portano a disastri come il Titanic possono ancora avvenire”, tuona ancora lo studioso.

D’altronde non sappiamo cosa sarebbe avvenuto se la collisione di Costa Concordia fosse avvenuta non a poche centinaia di metri dalla costa, ma in mare aperto come il Titanic. E chi dice che oggi i soccorsi sarebbero arrivati più in fretta, dimentica che l’allarme, per cause squisitamente umane, fu dato in netto ritardo rispetto all’impatto. Oggi come allora.

Roberta De Carolis

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