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Facebook VS resto del mondo. La rete non sarà più la stessa

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Il mondo della comunicazione on line è in subbuglio dopo l'annuncio di Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook, riguardo all'imminente lancio di un sistema integrato di posta elettronica. Sulla rete impazzano già analisi e commenti dei più grandi esperti di social networking. Chi ne parla in maniera ultra positiva, altri che invece criticano l'iniziativa. Cerchiamo dunque di capire il perché di questa scelta analizzando innanzitutto i numeri.

Facebook parte da una base di utenti a dir poco spaventosa che può contare la ragguardevole cifra di circa 500 milioni iscritti, di cui 350 attivi. Numeri da capogiro se consideriamo che Gmail ne possiede 'soltanto' 193 milioni, Yahoo 273 e Hotmail/Windows live 361.

Con una base così solida era davvero difficile non entrare nel campo della comunicazione asincrona - l'e-mail- che ancora oggi, nonostante l'età (la prima e-mail è stata inviata all'interno della rete Arpanet nel 1971), è uno dei principali strumenti di comunicazione e scambio di dati per oltre un miliardo di persone.

L'intento di Facebook, stando ai commenti dello stesso Zuckerberg, è quello di creare una sorta di sistema condiviso che riunisca in un uico calderone Istant Messaging, chat, sms e mail appunto. Una piattaforma, insomma, che riesca definitivamente ad unire in unico prodotto tutto ciò che serve al giovane internauta della rete.

La sfida lanciata da Facebook non è pertanto una semplice guerra ai 'tradizionali' servizi di posta come Google o Yahoo, ma una più sofisticata mossa per creare un sistema chiuso che porti l'utente ad utilizzare solo i servizi all'interno dell'azienda di Palo Alto.

Nel mirino di Zuckerberg e Co, infatti, c'è l'accordo con Microsoft per un eventuale uso all'interno del proprio profilo dei software appartenenti alla suite Office ma in formato on line e perfino una collaborazione, a detta di alcune e-zine a stelle e strisce, per una futura joint-venture con Skype.

Big G e Yahoo cominciano a tremare perché vedono in pericolo non soltanto il business della mail ma anche e soprattutto perchè temono una massiccia migrazione degli utenti (specialmente giovani e adolescenti) verso la piattaforma messa in piedi nel 2004 da Zuckerberg.

A detta della COO di Facebook, Sheryl Sandberg, la mail è usata solo dal 11% dei giovani che sono l'ago della bilancia nel mercato della IT. Un dato che l'entourage di Facebook interpreta come termometro dei sentimenti dei teenager sempre più propensi ad utilizzare mezzi rapidi ed immediati come chat ed sms.

La mossa di Facebook si può leggere in realtà come tentativo di 'far fuori' le mail dalla vita dei giovani che tra 10 anni saranno i futuri manager e capitani d'industria? Chissà, questo sarà deciso dal mercato, anche se è davvero difficile pensare alla mail, la vera killer app degli anni 90, messa all'angolo da un social network che in fin dei conti ha solo 6 anni di vita.

E soprattutto siamo così sicuri che giovani e non si chiuderanno in massa attorno ad unico soggetto che permette la fruizione di di una serie di servizi? O quello che in realtà vuole realmente l'utente, e che l'industria odierna cerca ostinatamente di ostacolare, non è altro che un sistema che faccia convergere una serie di strumenti e applicazioni provenienti, però, da diverse realtà divergenti della rete?

Gabriele Tramonti



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