Mazor, il primo robot della chirurgia spinale in Italia

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Il suo nome è Mazor, vive a Torino e il suo compito è quello di effettuare trapianti di midollo spinale. Non è un medico chirurgo pluripremiato, ma un robot specializzato nel campo della neurochirurgia, soprattutto di quella spinale. La sua missione? Ridurre i tempi degli interventi, le radiazioni, il dolore e tutte le possibili complicanze.

Si tratta, in pratica, di un dispositivo in dotazione sperimentale e ora utilizzato dal professor Michele Naddeo della Neurochirurgia dell'ospedale CTO della Città della Salute e della Scienza di Torino.

COME FUNZIONA – Estremamente preciso nel riprodurre una procedura chirurgica già pianificata, Mazor può essere usato sia nella chirurgia spinale aperta sia in quella mini invasiva percutanea. Dalla stabilizzazione della colonna vertebrale agli interventi chirurgici spinali con approccio posteriore, dalla cura delle deformità spinali, come può essere la scoliosi, alla cifoplastica e alla vertebroplastica fino ad arrivare alla possibilità di prelevare materiale patologico nel caso di un tumore. Il campo di applicazione dell'innovativo robot chirurgico è molto ampio, sotto gli occhi vigili del chirurgo al quale verrà richiesto solo un corretto giudizio clinico e un'attenta pianificazione della procedura.

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VANTAGGI – In genere, quelle che fanno affidamento alla chirurgia robotica sono già di per sé tecniche meno invasive. Rispetto alla tecnica chirurgica tradizionale, l'utilizzo del sistema robotico riduce di circa il 60% l'esposizione a radiazione intraoperatoria (per il paziente e per il personale), del 50% delle complicanze postoperatorie, del 30% del periodo di degenza in ospedale e del 50% il numero di re interventi. In più è rilevante anche la riduzione della terapia antalgica che segue l'operazione.

Non è la prima volta che un robot entra in sala operatoria. Le tecnologie in campo medico in Italia fanno capolino già da qualche anno: Un esempio su tutti è fornito dal Robot Da Vinci: dal pancreas all'utero, numerosi sono stati gli interventi realizzati grazie a tale dispositivo.

E ci è lecito supporre che, in una prospettiva futura, le cifre in termini di riduzione dei tempi e delle complicanze post-operatorie non potranno che crescere.

Germana Carillo

Foto: flickr.com

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