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Exobots: robot nello spazio in cerca di vita extraterrestre

Exobot

Robot autonomi ed autoreplicanti, gli “exobots” potrebbero essere lo strumento più adatto per esplorare l'Universo, cercare vita extraterrestre e ripulire i detriti spaziali. Di questo è convinto il professor John D. Mathews, ingegnere alla Penn State University. “La premessa fondamentale - spiega Mathews in un articolo pubblicato sul Journal of the British Interplanetary Society - è che l'esplorazione spaziale umana dev’essere efficiente, economica ed autonoma, perché mandare esseri umani oltre l'orbita terrestre è rischioso e comporta difficoltà tecniche, economiche e politiche.

"Se gli alieni esistono davvero – aggiunge Mathews - dovrebbero avere gli stessi nostri problemi, come il bisogno di conservare risorse, i limiti dettati dalle leggi della fisica e… potrebbero anche essere impazienti di incontrarci!”. Secondo l’esperto però “solo attraverso lo sviluppo e l’utilizzo di sonde robot autoreplicanti – insieme a sistemi di comunicazione adeguati - si potranno aiutare gli scienziati ad esplorare la cintura di asteroidi, le vaste distese della fascia di Kuiper, la Nube di Oort etc”.

Trasmettere nella galassia è estremamente difficile e richiede enormi risorse: i segnali radio hanno infatti bisogno di essere diffusi in ogni direzione per riempire il cielo, e il fabbisogno di energia per trasmettere in tutto lo spazio è molto elevato. “Gli attuali laser a raggi infrarossi sono in grado di comunicare attraverso il Sistema Solare - ha spiegato Mathews – il problema per il SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence, l’agenzia scientifica dedicata alla ricerca della vita intelligente) è che i fasci di raggi sono molto diretti”.

Secondo Mathews i robot potrebbero andare dove molti astronauti non vogliono andare e fare ciò che molti non vogliono fare, e questo non solo sulla Terra, ma anche nello spazio. Per ridurre al minimo i costi, sempre secondo il professore, i robot inizialmente dovrebbero essere fabbricati sulla Luna, per sfruttare le risorse e un sesto della forza di gravità della Terra. Egli osserva che la tecnologia necessaria per creare questi exobots esiste già.

Per creare una rete di robot autonomi in grado di trasmettersi informazioni tra loro e a terra, i veicoli dovranno essere in grado di identificare la loro posizione esatta e determinare il tempo. Con questi due requisiti, essi dovrebbero riuscire a determinare la posizione di tutti gli altri robot ed inviare loro i dati attraverso i laser ad infrarossi. Inizialmente i compiti affidati agli exobots sarebbero due: rimuovere i detriti esistenti e monitorare gli oltre 1.200 asteroidi vicini alla Terra, particolarmente pericolosi.

Antonino Neri

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