Cambio operatore telefonico, arriva la penale: ecco cosa cambia

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Telefonia fissa e mobile: si torna a parlare di una penale per cambio di operatore. Lo scopo del Governo sarebbe quello di facilitare la concorrenza, ma i consumatori non sono poi così entusiasti.

Addio, quindi, alle liberalizzazioni e alla Legge Bersani. Il DDL Concorrenza riguardo alle comunicazioni parla chiaro: "Nel caso di risoluzione anticipata (...) l'eventuale penale deve essere equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta".

Ritorna così la penale che l'ex segretario Pd Bersani aveva eliminato lasciando agli operatori soltanto i costi tecnici dovuti all'eventuale disattivazione. Ora l'importo dovuto sarà determinato dai restanti mesi e da quanto era stato pattuito in sede di stipula e, secondo le prime stime, si calcola che ammonterebbe a 100 euro a testa circa.

Come fare, allora, se un determinato operatore non ci soddisfa, paghiamo troppo per ogni telefonata e per la soluzione del contratto ci vuole ancora del tempo? Un'alternativa potrebbe essere il VoIP: con WhatsApp, per esempio, si avvicina la possibilità di effettuare chiamate vocali, sfidando altri servizi come quelli di Skype e Viber.

A differenza della bozza dei giorni scorsi che ne determinava l'abolizione (eliminava qualsiasi tipo di costo di recesso e riduceva a 12 mesi la durata contrattuale massima possibile), il DDL reintroduce le penali a danno dei consumatori nel momento in cui lasciano un operatore telefonico, sia fisso che mobile, prima della scadenza contrattuale, che ora sarebbe anticipata a 24 mesi e non più a 30.

Non ci sta Altroconsumo e promette battaglia. "Paradossale: ci aspettavamo un passo avanti a favore degli utenti e invece è un passo indietro. Le penali erano scomparse dalla nostra normativa, grazie al decreto Bersani sulle liberalizzazioni del 2006 e ora il governo Renzi le reintroduce a sorpresa", dice Marco Pierani, responsabile dei rapporti istituzionali dell'associazione.

Ma come funzionava finora? In caso di disdetta anticipata, alcuni operatori fanno pagare un "costo di uscita extra", giustificandolo con i costi subiti per il marketing e per la promozione dell'offerta. La nuova legge svincola però il costo di uscita anticipato da quelli subiti dagli operatori e quindi toglie loro questo paletto.

In questo modo, è molto probabile che i consumatori si troveranno soltanto con offerte blindate a 24 mesi, con costi extra per chi disdice prima, da sommare a quelli standard che si applicano a ogni disdetta (in ogni caso, i costi extra di ridurranno man mano che si avvicina la fine del contratto).

E dire che la bozza della legge addirittura eliminava i costi di recesso e riduceva a dodici mesi la durata contrattuale massima. Si vede che gli operatori hanno fatto sentire la propria voce. A danno, in finale, sempre dei consumatori.

Germana Carillo

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