L'iPhone può diventare SpyPhone

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Già Gordon Gekko, indimenticabile protagonista di Wall Street intepretato da Micheal Douglas, alfiere del capitalismo finanziario anni ’80, identifica nell’informazione la risorsa più preziosa per raggiungere il successo. Conoscere con più precisione, suggerisce Gekko, consente di agire con maggiore tempestività ed efficacia.

E lo spietato uomo d’affari non si ferma di fronte a nulla nella sua corsa verso dati talvolta confidenziali e segreti, non si ferma neppure di fronte all’illegalità. Gli strumenti a sua disposizione però sono molto meno efficaci rispetto a quelli moderni (tanto che in più di un’occasione si trova a dover organizzare veri e propri pedinamenti).

Oggi, le tecniche di hacking costituiscono un’ulteriore minaccia, subdola e difficilmente gestibile. Risulta davvero arduo infatti poter garantire l’impermeabilità di un sistema informatico, spesso molto complesso e quindi di difficile gestione, rispetto all’intrusione di un hacker esperto.

Una nuova tecnica, forse ancor più difficile da contrastare è identificata da Michael Terrazas, ricercatore a GeorgiaTech. Terrazas dimostra come molti smartphone possano essere utilizzati come strumento di hacking. Tramite l’accelerometro contenuto all’interno infatti, si possono rilevare le piccole vibrazioni originate dal battere dei tasti di una tastiera poco distante.

A partire da tali dati, si può cercare di ricostruire ciò che un utente ha digitato (anche una password, ad esempio) senza necessità di violare direttamente le difese del computer bersaglio. I test sono stati effettuati con un iPhone 3GS e hanno avuto risultato positivo (ricostruzione corretta) nell’80% dei casi. La precisione può essere addirittura aumentata servendosi di uno smartphone dotato anche di giroscopio (ad esempio un iPhone 4) che consente di ridurre l’incidenza del rumore di misura sull’accelerometro.

Damiano Verda

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