Bisfenolo A: altera i geni anche per più generazioni

Bottiglie Plastica 

Il bisfenolo A (detto anche BPA, BisPhenol A) è un composto organico, fondamentale per la sintesi di plastiche e additivi plastici. Si tratta di uno dei monomeri maggiormente utilizzati nella produzione di policarbonato: ogni anno, in tutto il mondo, vengono prodotti tra 2 e 3 milioni di tonnellate di BPA. Comprensibile quindi come la recente teoria di un gruppo di ricercatori dell’Università della Virginia, secondo cui proprio il BPA potrebbe alterare diversi geni per un arco temporale di più generazioni, abbia destato al contempo interesse e preoccupazione.

L’ipotesi è basata su un ciclo di esperimenti condotti su topi. L’esposizione degli esemplari femmine, in particolare subito prima e durante la gravidanza, a un livello di bisfenolo A paragonabile a quello cui sono esposti gli esseri umani, causa variazioni significative in diversi geni, variazioni che si trasmettono per più generazioni.

Non soltanto si rileva, tramite un’accurata analisi, una variazione a livello genetico, ma anche il comportamento dei topi, specialmente a livello di interazione con i propri simili, risulta modificato. Se consideriamo che il BPA è un composto estremamente comune e fa parte ad esempio della composizione della maggior parte delle bottiglie di plastica (peraltro il BPA è solubile in acqua), comprendiamo come la ricerca sia meritevole di un ampio e circostanziato approfondimento.

Già oggi però, il rigore scientifico e metodologico degli scienziati capitanati da Jennifer T. Wolstenholme ha consentito di ottenere una pubblicazione su una rivista scientifica di grande importanza in ambito medico come Endocrinology. Resta tuttavia ancora da dimostrare che i risultati dell’esposizione a BPA, verificati in modo accurato per quanto riguarda i topi, siano effettivamente generalizzabili anche agli esseri umani: a questo saranno probabilmente orientati i prossimi sforzi del gruppo di ricerca guidato da Wolstenholme.

Damiano Verda

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