Frutta fresca? Ecco un modo tecnologico per scoprirlo

frutta mit

Secondo una recente ricerca realizzata da un’istituzione prestigiosa come il Massachussetts Institute of Technology, sarebbe possibile produrre un sensore in grado di distinguere con grande accuratezza, all’interno di un gruppo di frutti, quelli più freschi. I primi risultati sembrano addirittura suggerire che il sensore risulti più efficace dell’olfatto umano.

Esaminando il processo realizzativo che consente di costruire il sensore, abbiamo l’ennesima conferma della crescita, continua e sostenuta, in ambito scientifico, di un settore interessante e versatile come quello delle nanotecnologie. In particolare, gli elementi costituitivi del sensore sono nanotubi in carbonio, diffusamente utilizzati anche in altri ambiti: dalla trasmissione di energia al campo biomedicale.

Si tratta per l’appunto di microscopici tubi costituiti da fibra di carbonio, dotati di proprietà elettriche, meccaniche e chimiche di straordinario interesse, che possono fungere da trampolino di lancio per diversi e significativi avanzamenti tecnologici nei settori più disparati. In questo caso, i nanotubi consentono di ottenere in modo più efficace e molto più economico un risultato che, fino a oggi, era alla portata solo di tecnologie più costose.

Già oggi infatti, il monitoraggio della qualità e della freschezza della frutta si basa sul rilevamento di etilene, un gas prodotto dai frutti durante la maturazione. I dispositivi in grado di rilevare etilene, tuttavia, sono stati fino a questo momento basati su tecniche come la spettrometria di massa, di complessa realizzazione e utilizzo e dal costo non certo trascurabile (circa 1200$). Anche i nanotubi sono in grado di rilevare l’emissione di etilene, a costi molto inferiori e consentono quindi, in prospettiva, una maggiore diffusione della tecnologia e dunque un significativo miglioramento in termini di controllo di qualità.

Damiano Verda

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