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Il futuro dei processori

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Migliorare le prestazioni dei dispositivi mobili, con un consumo di batteria ridotto. È questa la nuova frontiera verso cui corrono i creatori di processori.

 

La loro difficoltà si scontra in primo luogo con la ricerca di prestazioni sempre più elevate in spazi sempre più ridotti. Per evitare tutti gli inconvenienti, come ad esempio la dispersione di energia, Intel ha integrato meglio i materiali isolanti nella sua attuale generazione di chip. Anche IBM corre ai ripari con i chip disposti "a nido d'ape" con spazi vuoti, perché, si sa, il vuoto è il migliore isolante.

Un'altra strategia è quella di inserire più unità di elaborazione sullo stesso chip, una tecnologia chiamata "di elaborazione multicore".

Vi è poi il sistema d'imballaggio con un nucleo specializzato, che può migliorare le prestazioni per specifiche applicazioni mobili, come quando si richiede una gestione multimediale.

Quest'ultima soluzione è stata adottata da Apple nel suo iPad. Si tratta di un chip custom chiamato A4 , in grado di alimentare il nuovo tablet. Sulla stessa scia lavorano anche Qualcomm, Intel e IBM, che partendo dal modello Apple, vogliono fare un ulteriore passo avanti. Essi pensano infatti a chip tridimensionali con più strati di circuiti. Grazie a questa particolare "architettura" si potrebbe risparmiare energia riducendo la distanza tra i bit. Qualcomm ha già previsto di dotarsi di questi straordinari chip il prossimo anno.

Intel invece ha promesso di rilasciare la prossima estate la nuova versone del processore Atom Mobile, che utilizzerà solo un terzo dell'energia di un chip convenzionale quando è attivo.

In sostanza, guardando al futuro, vedremo di certo dispositivi come smartphone e netbook lavorare più a lungo e con prestazioni di gran lunga migliori. Non solo. I nuovi processori che operano ad alte prestazioni, richiedendo meno energia, potranno anche cambiare il modo di alimentare i dispositivi mobili.

E non dimentichiamo le fonti di energie alternative, oggi poco considerate, ma tra qualche anno l' energia prodotta da una cella solare o da un dispositivo piezoelettrico (che converte l'energia biomeccanica in corrente elettrica), potranno allungare ancora di più la durata dei nostri smartphone.

Francesca Mancuso



{jumi}
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