IBM: il supercomputer Watson alle prese con la finanza

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La nuova sfida per Watson sta per arrivare: la finanza. Il super computer dell’Ibm, noto per aver sfidato due menti umane nel popolare quiz televisivo americano Jeopardy, stracciandole, ora sarà preparato per sfidare WallStreet, e dare utili consigli ai clienti su come comportarsi con i propri soldi. A dare l’annuncio i portavoce di Ibm e del gruppo bancario statunitense Citybank.

Watson non è un semplice computer, ma un’incredibile macchina in grado di funzionare come 2 mila e 800 pc messi insieme, grazie ai suoi 90 server Power 750 Express di Ibm, ciascuno dotato di una potenza di calcolo pari a 3.5 GHz con 16 Terabytes di memoria Ram. Quest’ultimo dato è veramente impressionante, se confrontato anche con i più potenti calcolatori, che lavorano comunemente con Gigabyte di memoria, ovvero 3 ordini di grandezza in meno. La macchina, grazie a queste caratteristiche tecniche, può analizzare quantità enormi di dati non strutturati nel giro di pochi secondi.

Questa enorme potenza non ha solo giocato a quiz: un precedente accordo con WellPoint, azienda del settore sanitario, ha previsto la creazione di applicazioni per Watson utilizzate a loro volta dai fisici, medici e ricercatori di WellPoint per la cura di alcune malattie (la sperimentazione è attualmente in corso). Dalla medicina alla finanza, dunque, passando per qualche divertimento.

Il software per applicazioni finanziarie, sviluppato sotto la direzione di Eddie Epstein, è in grado di determinare l’affidabilità di una risposta e di elaborare analisi di quesiti molto complessi, tenendo in considerazione anche il linguaggio umano. Proprio questa peculiarità, tra l’altro, ha consentito al super computer di poter gareggiare con menti umane durante il quiz.

Per il mondo finanziario invece è importante soprattutto la capacità che ha Watson di generare più risposte ad un singolo quesito, ognuna accompagnata da un indice di affidabilità. Eddie Epstein, direttore del team che ha sviluppato il software, ha spiegato infatti che Watson cerca il maggior numero di risposte possibili, e poi le mostra in ordine d’importanza. Questo in un certo senso consente la collaborazione uomo-macchina, incrementando sensibilmente la probabilità di successo.

Jean Staten, manager della nota compagnia produttrice di hardware e software informatici, ha tuttavia avvertito che i sistemi Ibm per la finanza potrebbero non essere marchiati Watson, perché useranno solo parte della tecnologia in questione. E aggiunge come l’applicazione in campo finanziario potrebbe permettere guadagni, o mancate perdite, per milioni di euro. Ma anche stabilire un divario discutibile tra chi può avere accesso alla tecnologia e chi no, su uno stesso mercato. E di questo non parla più la finanza, ma l’etica.

Roberta De Carolis

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