Cibo del futuro: sara' la carne da laboratorio ad alimentarci? Ma i costi sono alti

carneartificiale

Come fronteggiare il crescente fabbisogno di carne, evitando sofferenze agli animali? Sulla scia della produzione del primo hamburger in vitro, creato nel 2013, si persevera oggi nella ricerca di alimenti che sostituiscano la carne. Un giorno non troppo lontano, infatti, quello che potremo vedere sulle nostre tavole potrebbe essere ricavato da cellule staminali.

Da alcuni anni, i ricercatori lavorano per ricavare cibi simili alla carne dai semi di soia, dal glutine di grano o dai semi di lupino. Tuttavia, queste alternative sono spesso criticate dai consumatori poiché non le trovano gustose, come la carne stessa. Data la loro riluttanza, dunque, la ricerca si è volta ad esplorare un'altra pista: quella della carne "in vitro" prodotta in laboratorio dalle cellule della carne vera. Sebbene eticamente tale prospettiva si contrapponga alle tecniche oggi in uso, occorre considerarne i costi di produzione. A meno che non si scelga di diventare vegetariani.

La coltivazione di carne in laboratorio è ancora nelle sue prime fasi. Nel mese di agosto dello scorso anno, Mark Post, un ricercatore dell'Università di Maastricht nei Paesi Bassi, aveva presentato davanti ad un pubblico sbalordito il primo hamburger a base di carne artificiale. Lo scienziato lavorava al suo progetto di produzione di carne in laboratorio dal 2011. L'esperimento era quello di riprodurre cellule muscolari e, mediante l'elettrostimolazione, far acquisire al prodotto le stesse proprietà della carne animale.

L'attuale metodo di produzione di carne, però, è insostenibile. Ecco l'urgenza di trovare modi alternativi per produrne. E, da un punto di vista tecnologico, produrre carne in laboratorio è oggi fattibile. Oltre a quella introdotta da Post nel 2013, un'altra tecnica prevede di “coltivare” cellule animali all'interno di un bioreattore. Queste, in una seconda fase, possono essere trasformate in un vero e proprio hamburger. "La maggior parte delle persone, inizialmente, troverà l'idea della carne coltivata alquanto sorprendente", sostengono gli stessi autori. E, a dire il vero, la prospettiva di vedere nei nostri piatti carni non più di allevamento, ma per così dire “artificiali” non lascia indifferenti. "In questo momento, la carne è disponibile ed è a buon mercato. Gli unici problemi che la gente potrebbe avere sono il benessere degli animali e le sofferenze ad essi imposte dalla produzione di carne”, commenta Post.

Ma fatte le dovute considerazioni, come anticipato, sono i costi il vero ostacolo da superare. Gli autori, infatti, hanno effettuato un calcolo approssimativo confrontando il costo dei metodi tradizionali di allevamento del bestiame con quello “artificiale”. E il fattore ad elevare le spese per lai produzione delle carni “da laboratorio” è la crescita delle cellule. Si stima, ad esempio, che nei Paesi Bassi il costo della carne macinata sia di 5 euro al chilo contro i 391 euro di quella ricavata artificialmente. "Come accade sul mercato tecnologico, una volta che le tecniche saranno migliorate, l'economia verrà anch'essa curata", spiega Patrick Hopkins, bioetico presso il Millsaps College di Jackson, nel Mississippi.

Non sembra essere la tecnologia a determinare ciò che mangeremo in futuro, almeno oggi. La nostra coscienza, forse?

Federica Vitale

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