Gps: ecco come trovare gli antenati tramite DNA

dna origini

La domanda "perché siamo quel che siamo?" ha incuriosito gli esseri umani da tempo immemore. Ma rispondere è tutt'altro che facile. Tuttavia, una possibile risposta potrebbe essere quella data dal Gps, simile al famoso sistema di navigazione satellitare americano ma con una differenza. Grazie ad esso, gli scienziati della University of Sheffield, possono localizzare la posizione in cui vivevano i nostri antenati fino a mille anni fa. Come? Semplicemente sfruttando le informazioni racchiuse nel DNA.

La dispersione geografica dei tratti come i capelli biondi o gli occhi azzurri, per esempio, non aiuterebbe visti i millenni di migrazioni, persecuzioni e schiavitù, guerre ed invasioni che hanno massicciamente confuso il concetto di “purezza” della razza, non nel senso Hitleriano chiaramente. Il DNA, però, rappresenta un valido aiuto che, negli ultimi dieci anni, ha dato la possibilità di capire da dove proveniamo.

Sequenziare il DNA, infatti, ha stabilito una forte relazione tra luoghi genetici e geografici. Il risultato è stato quello di generare algoritmi biogeografici essenzialmente basati su definizioni razziali. Applicandoli in Europa, ad esempio, è possibile rintracciare le proprie origini ancestrali entro 700 chilometri. Identificando, inoltre, il paese di origine in meno della metà del tempo.

Un gruppo di ricerca internazionale guidato dal dottor Eran Elhaik, al contrario, si starebbe inoltrando su percorsi diversi. I modelli di diversità genetica nelle popolazioni umane sono spesso descritti come stime basate sul genoma di diverse ascendenze. In altre parole, la commistione, ossia il mescolarsi di diverse razze, è ovunque. Così, il dottor Elhaik ha calcolato che un punto di partenza per tracciare l'ascendenza potrebbe essere l'ipotesi secondo la quale ognuno è in qualche misura geneticamente “misto”.

Per verificare questa teoria, Elhaik e il suo team hanno proposto un modello che fosse in grado di sviluppare quel che è stato definito il metodo GPS, per prevedere l'origine biogeografica degli individui e la struttura geografica della popolazione. Grazie a questo sistema ha identificato 130 mila marcatori di informazioni di ascendenza (AIMS) nel genoma umano. Successivamente, avrebbe poi utilizzato dai 40 ai 60 mila marcatori tra i più rilevanti per dividere la popolazione mondiale in nove pool genici, ognuno con una firma genetica distintiva.

In seguito, il GPS ha mappato una varietà di popolazioni, ognuna delle quali caratterizzate da un particolare gene di appartenenza. Tutte le popolazioni, in sostanza, appartenevano ad almeno 2pool genici. Altre, addirittura a 9, come le popolazioni delle Bermuda e i portoricani.

Questo modello è molto accurato. Il team ha applicato il GPS a 1.650 persone provenienti da tutto il mondo, prelevate da popolazioni molto eterogenee, come quelle delle Bermuda e Porto Rico appunto, che dalle comunità con radici profonde in un singolo paese, come gli indigeni peruviani degli altipiani e i sardi. Il GPS ha assegnato correttamente l'83 per cento degli individui-campione al loro paese d'origine ancestrale e il 50 per cento di essi entro gli 87 chilometri dal loro reale punto di origine.

In Sardegna, un'isola sulla quale l'uomo si stabilì 14 mila anni fa e geneticamente isolata, si è verificato un relativo movimento matrimoniale geografico. Tale che il GPS è stato in grado di situare una metà degli individui entro 15 chilometri dal loro punto di origine e un quarto al loro specifico villaggio di nascita.

Attualmente, il GPS è in grado di monitorare con precisione le origini proiettandosi in un passato di circa 1.000 anni. Con l'aiuto dei dati sul DNA antico, però, si potrebbe lavorare su origini localizzate ancora più indietro nel tempo.