Avatar diventa realta': in aiuto delle persone paralizzate

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Segnali dal cervello di una scimmia sono stati copiati e trasmessi ad un "avatar" paralizzato e della stessa specie, facendolo muovere. Il risultato è stato annunciato come un grande passo verso la possibilità di permettere alle persone con lesioni al midollo spinale di riprendere il controllo dei propri arti.

Recentemente vi è stato un rapido progresso verso l'obiettivo di permettere al cervello di connettersi a degli arti artificiali. E se questa possibilità potesse giovare alle persone con amputazioni, una sfida correlata sarebbe quella di bypassare i danni al sistema nervoso centrale e permettere al cervello delle persone con paralisi di riconnettersi con il proprio corpo. "Il problema qui non è solo quello di decodificare l'attività neurale registrata nel movimento previsto, ma anche quello di stimolare correttamente il midollo spinale a muovere l'arto paralizzato in base al movimento decodificato", afferma il dottor Maryam Shanechi, ingegnere presso la Cornell University's School of Electrical and Computer Engineering.

Sullla rivista Nature Communications, Shanechi ha spiegato di aver impiantato un chip cerebrale che potrebbe monitorare 100 neuroni in una scimmia master, ovvero in grado di essere il modello e guida per le altre. L'avatar è stato sedato, anziché paralizzato in modo permanente, e gli sono stati impiantati 36 elettrodi nella colonna vertebrale. La scimmia, dunque, è stata addestrata ad adoperare un joystick per centrare un bersaglio sullo schermo. Il joystick è stato poi dato all'avatar sedato, mentre a quella master è stato mostrato lo stimolo visivo familiare.

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Quest'ultima è stata così in grado, con un successo quasi perfetto, di controllare un cursore comandato tramite il joystick. In questo modo, dove altre squadre si sono preoccupate di come l'arto potesse essere portato a muoversi, Shanechi ed i colleghi si sono concentrati sull'obiettivo finale, ossia sull'oggetto. "Focalizzando l'attenzione sul punto finale di destinazione del movimento, potremmo ridurre la complessità del risolvere gli opportuni parametri di stimolazione del midollo spinale, che ci ha aiutato a raggiungere questo movimento in 2D", ha spiegato il co-autore dello studio Ziv Williams della Harvard Medical School.

Finora i movimenti ottenuti sono stati due semplici spostamenti dimensionali, piuttosto che i movimenti complessi della vita quotidiana. I ricercatori ammettono che il loro lavoro è ben lungi dal fornire la possibilità di movimento naturale ad un individuo paralizzato. E, anche se tale tecnologia un giorno potrà essere accessibile, i muscoli di coloro con lesioni di vecchia data spesso sono atrofizzati o più rigidi, rendendoli incapaci di rispondere ai messaggi del cervello in modo regolare.

La ricerca, dunque, è aperta. Ma questo studio dimostra come il film di James Cameron, Avatar, non fosse poi così lontano dalla realtà.

Federica Vitale

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