Hiv: il virus si vedra' a occhio nudo grazie all'oro

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Vedere i virus a occhio nudo grazie all'oro. Gli scienziati dell'Imperial College di Londra hanno sviluppato il prototipo di un sensore ultra-sensibile che permetterà ai medici di individuare i primi sintomi delle malattie e i virus ad occhio nudo. La nuova tecnica è dieci volte più sensibile rispetto ai metodi attuali che usano l'oro per la misurazione dei biomarcatori. E la c osa ancora più sorprendente è che potrebbe indicare l'insorgenza di malattie come il cancro alla prostata e l'infezione provocata dal virus dell'HIV.

Grazie al semplice test di riconoscimento visivo che utilizza la tecnologia messa a punto dal team di ricercatori coordinato dalla Prof. Molly Stevens, del Dipartimento di Materiali e Bioingegneria dell'Imperial College, sarebbe possibile effettuare facilmente le diagnosi in quei paesi in cui la disponibilità di apparecchiature sofisticate è scarsa, consentendo esami più economici e più semplice e trattamenti immediati per i pazienti.

Come funziona? Il segreto sta nella capacità del perossido di idrogeno, la nota acqua ossigenata, di reagire con ioni d’oro in essa dissolti. A loro volta gli ioni formano delle nanoparticelle metalliche che in base alla quantità di perossido assumono forme differenti, irregolari o sferiche. Nel primo caso, quando hanno forme irregolari le particelle, interagendo con la luce, danno alla soluzione il colore blu, che indica la presenza di virus, mentre quando le nanoparticelle metalliche sono sferiche assumono il colore rosso e indicano una presenza di virus negatia.

Nello studio, il gruppo ha testato l'efficacia del sensore rilevando un biomarker chiamato p24 che indica l'infezione da HIV, in alcuni campioni di sangue e il biomarker chiamato antigene prostatico specifico (PSA), che è un indicatore precoce per il cancro alla prostata. Il sensore funziona analizzando il sangue in un contenitore. Se il risultato è positivo per p24 o PSA, vi è una reazione che genera nanoparticelle irregolari che emanano una tonalità blu in una soluzione all'interno del contenitore. Se i risultati sono negativi le nanoparticelle danno luogo ad una colorazione rossastra. Entrambe le reazioni sono facilmente visibili ad occhio nudo.

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Secondo il team di ricerca il sensore può anche essere riconfigurato per altri virus e malattie di cui è noto il biomarcatore specifico. I ricercatori hanno anche segnalato che il sensore era così sensibile da rilevare bassi livelli di p24 in campioni in cui i pazienti avevano una carica virale bassa, non diagnosticabili mediante i test esistenti come l'Enzyme-linked Immunosorbent Assay (ELISA).

È vitale che i pazienti vengano periodicamente testati per valutare il successo delle terapie retrovirali e verificare la presenza di nuovi casi di infezione. Purtroppo, gli attuali metodi di rilevamento 'gold standard' possono essere troppo costosi da realizzare in parti del mondo in cui le risorse sono scarse. Il nostro approccio offre una migliore sensibilità, non richiede una strumentazione sofisticata ed è dieci volte meno costosoha detto Molly Stevens.

Il Dott. Roberto de la Rica, co-autore dello studio ha aggiunto: "Abbiamo messo a punto un test che ci auguriamo permetterà infezioni da HIV precedentemente non rilevabili”. Ciò significa, secondo gli esp4erti, che le persone possono essere trattati prima.

La ricerca è stata pubblicata su Nature Nanotechnology.

Francesca Mancuso

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