Nanotecnologie: ecco come ci aiuteranno nelle diagnosi

nano diagnosi

Secondo una ricerca condotta da Saleh Neser e J. Manuel Perez, dell’università della Florida, sarebbe possibile mettere a disposizione dei medici un nuovo e potente strumento per la diagnosi, in particolare per quanto riguarda alcune malattie, fino a oggi difficili da individuare, come ad esempio il morbo di Chron. La nuova tecnica coinvolge l’utilizzo di nanoparticelle, che, secondo quanto rilevato dai primi test, consentono di identificare gli agenti patogeni.

La procedura è piuttosto semplice da comprendere, nella sua impostazione generale: alcune nanoparticelle sono rivestite con “DNA markers”, ovvero geni immediatamente individuabili, specifici per le malattie che si desiderano diagnosticare. Tale tecnica si rivela più accurata ed efficace rispetto a quelle attualmente usate, che consistono, sostanzialmente, nella ricerca diretta degli agenti patogeni stessi.

Un altro significativo miglioramento riguarda la rapidità di diagnosi: i test ideati da Neser e Perez possono infatti essere completati ed esaminati nel giro di poche ore, mentre la tecnica diagnostica classica richiede settimane o addirittura mesi prima di fornire un responso attendibile. Lo strumento messo a disposizione dai ricercatori appare dunque efficace e può consentire ai medici un intervento più tempestivo e puntuale, fornendo un concreto sostegno alla loro sensibilità di analisi e diagnosi.

Naturale quindi chiedersi se la tecnica proposta possa essere ulteriormente estesa, per la diagnosi di altre malattie, fino a poter divenire, forse, uno strumento di uso comune, di supporto alla difficile attività dei medici. Il principio, a livello concettuale, pare generalizzabile: alcuni nanosensori, legati alle nanoparticelle precedentemente descritte, si muovono all’interno delle cellule del paziente, alla ricerca della molecola di interesse. Se tale molecola viene identificata, i nanosensori procedono all’estrazione di una piccola quantità di DNA, che consente di verificare se l’agente patogeno sia stato individuato correttamente.

Il filone di ricerca scelto da Naser e Perez si annuncia, anche per questo, molto promettente e porterà probabilmente alla luce numerosi dati di interesse per la comunità scientifica, potendo contare, probabilmente, anche sul futuro contributo di altri gruppi di ricerca. Già oggi, una prima descrizione e analisi dei risultati è stata pubblicata in un articolo sulla rivista scientifica on-line PLoS ONE.

Damiano Verda

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