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Un cervelletto artificiale su un topo?

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Dita e lenti a contatto bioniche vi avevano stupito? Nulla se le mettiamo a confronto col cervello artificiale presentato dal prof. Matti Mintz, docente dell'Università di Tel Aviv, in occasione dell'incontro Strategies for Engineered Negligible Senescence, svoltosi a Cambridge. Scopo finale del lavoro di Mintz è aiutare chi ha subito delle gravi compromissioni al cervello a causa di malattie cerebrali.

Ancora oggi infatti il recupero da questo genere di problemi si basa in gran parte sull'autoriparazione del cervello, ma secondo il professore in futuro sarà necessario utilizzare altre modalità d'intervento, come la manipolazione genetica e le terapie a base di cellule staminali per il recupeto neuronale. Ma ciò che oggi l'esperto di Tel Aviv è riuscito a fare, almeno sui topi, è stata la sostituzione dei microcircuiti neuronali con degli analoghi artificiali. In particolare, è stato impiantato su un topo un cervelletto artificiale in grado di ricevere segnali dal tronco cerebrale e trasmetterli ai neuroni che gestiscono il movimento.

"Questo dimostra quanto siamo arrivati lontano per la creazione di circuiti che potrebbero un giorno sostituire le aree del cervello danneggiate e addirittura aumentare il potere del cervello sano" ha spiegato Francesco Sepulveda dell'University of Essex di Colchester. "Il circuito imita una funzionalità molto semplice. Tuttavia, questo è un emozionante passo verso un’enorme possibilità".

Spiega il professor Mintz: "Il nostro obiettivo era quello di testare la fattibilità della metodologia ibrida basata sul circuito chiuso nella riabilitazione delle funzioni cerebrali, con la sostituzione della parte di cervello danneggiata con un microcircuito. In particolare, abbiamo pensato che una funzione persa a seguito di un danno cerebrale possa essere riabilitata da un dispositivo biomimetico che analizza on-line gli ingressi al microcircuito danneggiato e invia il risultato di questa analisi all'uscita del microcircuito danneggiato".

La strada da seguire per la riabilitazione cerebrale sembra essere questa, ma avrà comunque delle implicazioni bioetiche da non sottovalutare.

Francesca Mancuso



Tags: cervello  bionica  cervelletto artificiale  

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