Blackout di WhatsApp? L'alternativa e' Telegram ma non solo

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Basterà a WhatsApp l'aggiunta delle chiamate vocali per tenersi stretti i suoi 450 milioni di utenti in tutto il mondo? Certo è che, dopo il blackout di sabato scorso, la popolare applicazione di messaggistica istantanea che sfrutta la connessione a internet può anche cominciare a tremare, nonostante il suo recente matrimonio plurimiliardario con Facebook.

Il motivo sta nell'esodo degli interconnessi sempre e comunque, verificatosi proprio nelle 4 ore in cui WhatsApp era in tilt, a favore dell'alternativa gratuita e open source Telegram Messenger, che in un giorno è stata scaricata e installata da quasi 2milioni di utenti.

E non solo: il "WhatsApp si paga o no?" pare sia diventato un noioso tormentone. Sono mesi che si dice che dapprima la società avrebbe inserito un canone annuo per l'utilizzo di Whatsapp, poi che sarebbe stato creato un abbonamento solo per gli utenti di Android. Ed è in queste ore, inoltre, che gira sui nostri smartphone il messaggio da parte di sedicenti operatori di WhatsApp che invitano a mandare lo stesso testo a 20 contatti per ottenere l'attivazione gratuita dell'applicazione. Insomma, quello che si sa per certo è che gli utenti di Apple che hanno già scaricato l'app continueranno a utilizzarla gratis a vita, ma per coloro che effettuano il download da oggi in poi si applicherà il modello di pagamento già in vigore per gli utenti di Android e BlackBerry (l'applicazione si scarica e si utilizza gratis per 12 mesi, poi scatta un abbonamento annuale di circa 0,80 euro).

Preoccupati, inoltre, forse anche dalla questione della privacy che con l'unione con Zuckerberg si è posta, pare che gli utenti siano rimasti affascinati dalla nuova app Telegram per due ragioni: con Telegram i messaggi sono criptati e possono anche essere programmati per autodistruggersi dopo un po' di tempo dalla lettura e i server sono in tutto il mondo, per cui sono in grado di assicurare più velocità nei tempi di consegna dei messaggi. In più, Telegram è "cloud based", cioè si può accedere ai suoi contenuti da un altro dispositivo o dal pc, è open source e possono essere inviati file di qualsiasi dimensione anche a chat di gruppo.

Insomma, per quanto popolarissima, la corsa alle alternative a WhatsApp è più che cominciata. Nel panorama della messaggistica istantanea, fanno sfoggio di sé anche WeChat (app gratuita e disponibile per Android, BlackBerry, iOS, Symbian e i sistemi operativi Windows Phone), le cui funzioni includono la possibilità di inviare messaggi testuali, voce e video (proprio come Skype) e condivisione di foto, testi e URL all'interno della categoria "Moments". Poi c'è Kik Messenger, la più vicina a WhatsApp, con una altissima fruibilità, possibilità di attivare conversazioni di gruppo, inviare file e video e per i facebookiani doc c'è Messenger, la chat del Social Network. Infine ci sono ChatOn, che dà la possibilità di comunicare attraverso immagini, emoticon, conversazioni di gruppo e messaggi vocali, Kakao e Line.

Germana Carillo

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