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Un computer che legge il pensiero. E' la prossima frontiera da varcare secondo i ricercatori dell'Università della California a Berkeley e della Utah University, che parallelamente stanno sviluppando numerose ricerche al riguardo, come la 'lettura del cervello' ideata da Bradley Greger.

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Passare la notte a navigare in internet e a chattare con i propri amici sui social network più impensati: è la nuova tendenza dei giovani, che secondo un studio condotto dall'Università di Sydney può triplicare il rischio di sviluppare malattie mentali in età adulta. E' quanto riportato dalla rivista Sleep, dove si legge inoltre che "ogni ora di sonno persa sarebbe legata a un +14% di possibile pericolo per la salute".

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Sfatato il luogo comune che Sudoku, cruciverba, letture e ascolto di programmi radio e tv sono sempre un toccasana per il cervello. Secondo uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Neurology, infatti, le attività che stimolano la mente finiscono per accelerare i segni della demenza che per destino, con l’andare degli anni, si ammalerà.

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I programmi di brain-training non hanno più utilità anche di un semplice gioco sul pc. Lo assicurano gli studiosi dell'MRC Cognition and Brain Sciences Unit di Cambridge, nel Regno Unito, che, guidati dal professor Adrian Owen, hanno testato i software per la "ginnastica del cervello" su alcuni volontari reclutati attraverso un programma televisivo della BBC. Leggi tutto...

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E’ apparso sulla rivista “Celebral Cortex”, il risultato di uno studio effettuato dei ricercatori dell’università di Illinois (USA), secondo il quale per i campioni di videogiochi le dimensioni del cervello svolgono un ruolo fondamentale sulla loro bravura al gioco.

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Da oggi se qualcuno sbadiglia mentre siete ad una cena romantica o mentre state parlando, non vi offendete: potrebbe essere attratto da voi. E’ quanto emerge da uno studio presentato in questi giorni a Parigi, all’ospedale Pitié Salpetrière, durante una conferenza dedicata proprio sulla scienza che studia le origini e le cause dello sbadiglio (altrimenti detta chasmology), ossia la prima 'International Conference of Yawning'.

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Un chirurgo robot, in grado di coadiuvare l'uomo durante interventi complessi. Ed è  operativo al Centro sperimentale di Chirurgia Robotica presso l'Azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria. 

L'artrite reumatoide al servizio dell'Alzheimer. O meglio, una proteina usata per combatterla è risultata efficace per ridurre i sintomi della nota demenza degenerativa che colpisce perlopiù soggetti sopra i 60 anni di età. In particolare, la Gm-Csf (questo il nome della proteina), ha avuto decisi effetti nei confronti della perdita di memoria, una delle conseguenze più gravi del morbo. E' quanto emerso da uno studio condotto da alcuni ricercatori della University of South Florida, pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Research.

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Cadere vittima di un imbroglio? Può succedere. Ma solo quando non usiamo la testa. Il nostro cervello, infatti, riconosce i truffatori. Basta aver sentore di truffa per far diventare il nostro intelletto più vigile. Al contrario, l’assenza di sospetti rende nulla questa capacità.

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Come mantenere giovane il nostro cervello? Semplice! Prendendoci cura del cuore. È quanto suggeriscono un gruppo di ricercatori dell'Università di Boston, secondo cui grazie ad un cuore giovane che pompa bene il sangue, il cervello rimane attivo e pimpante.

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Qualcuno si ricorderà di quando c'era solo una canale (era il 1954), o magari più recentemente quando non esisteva il telecomando (tempi brutti, li ho passati) e per cambiare ci si doveva alzare e spingere il bottoncino dalla tv. Tempi d'oro per le pubblicità !

 

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Studiare, studiare e studiare per ridurre il rischio si Alzheimer. Perchè secondo una ricerca condotta dalla professoressa Carol Brayne, dell'Università di Cambridge (Gran Bretagna), pubblicata su Brain, l'istruzione è in grado di difendere il cervello.

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Come funziona la memoria? Cosa succede nel nostro cervello quando ricordiamo? A fornirci alciune risposte sui misteri insondabili della nostra mente ci ha pensato un team di ricercatori della California University di Los Angeles, guidato da Martin Kelsey. Leggi tutto...

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Ray Tallis, professore di medicina geriatrica presso l'Università di Manchester e membro dell'Accademia delle Scienze Mediche, in un recentissimo articolo pubblicato sulla rivista New Scientist, sostiene che è impossibile studiare la coscienza con gli strumenti della moderna neurofisiologia.

Per Tallis, la convinzione che ci sia una correlazione fra la coscienza e quell’attività neurale misurabile con gli strumenti della neurofisiologia è completamente errata. Non tanto a causa delle limitazioni tecniche degli strumenti utilizzati, quanto perché fondata su una confusione filosofica profonda. La sua bocciatura, quindi, è assoluta. Perché sarebbe proprio il metodo di indagine adottato ad essere errato.

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Forse siamo ancora lontani dall’avere una macchina che legge nel pensiero, ma i ricercatori del Wellcome Trust Center for Neuroimaging (University College, Londra) sono riusciti a guardare in una zona del cervello prevedendo le sue attività in un certo momento. I risultati, pubblicati su Current Biology, sono stati ottenuti mediante un apparecchio chiamato Brain Scanner, in grado di registrare l’attività cerebrale attraverso la misura dell’afflusso sanguigno al cervello.

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Il nostro sistema nervoso ha da sempre rappresentato lo standard d'eccellenza nelle ricerche sull'intelligenza artificiale, ma solo recenti risultati hanno realmente iniziato a riprodurre le complesse connessioni del cervello umano.

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Cervello grande, grande intelligenza. Niente di più errato secondo alcuni studiosi di Cambridge e Durham.

 

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Come si formano i ricordi? Sembra una domanda destinata a rimanere senza risposta, ma alcuni ricercatori si stanno avvicinando a quella che potrebbe essere la possibile soluzione. La ricerca, merito del professor Andrew Tobin, docente di biologia cellulare presso l’Università di Leicester, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS – Proceedings of the National Academy of Sciences.

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Vicini alla risposta di uno dei quisiti più 'longevi' che riguardano il cervello umano: i pensieri, sono frutto di elaborazioni dettate da neuroni specifici, o più semplicemente i neuroni compartecipano alla pari per la loro formazione? 

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Cosa interviene a fermare la fame delle marmotte in letargo? Secondo una recente analisi condotta da un biologo della Colorado State University, il professor Greg Florant, esiste una sostanza nutritiva comune a tutti gli esseri viventi capace di stimolare l'appetito. Ma vediamo di capire meglio di cosa si tratta.

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La sindrome di Down si può leggere negli occhi, grazie all’accumulo della Beta amilloide (che nel cervello porta al morbo di Alzheimer) nel cristallino. E' quanto emerge da una ricerca condotta  da Lee E. Goldstein, presentata  alla riunione annuale dell' Associazione per la Ricerca in Oftalmologia e Vista a Fort Lauderdale, in Florida, e pubblicata sulla rivista americana PLoS ONE.

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Sono queste le parole usate da Ivan Segev che hanno accompagnato la relazione secondo cui un cervello potrà essere copiato sul computer entro il 2030. Ma cosa è allo studio e come potrà cambiare la nostra salute ?

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Una gamba artificiale in grado di ricevere gli impulsi dal cervello. É stata messa a punto da alcuni ricercatori di una società giapponese che si occupa di robotica, la Cyberdyne. Leggi tutto...

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Arriva dal lavoro d’equipe dei ricercatori del dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma, la scoperta di una nuova cura per contrastare il medulloblastoma, il tipico tumore al cervello che colpisce in età infantile.

I ricercatori, guidati dal professore Alberto Gulino, direttore del laboratorio di Oncologia molecolare de La Sapienza, dove è stato effettuato lo studio, avrebbero individuato nell’aumento della molecola Gli1 la causa scatenante della malattia.

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Non riuscite a rinunciare a quell’ultimo pezzo di panettone o di torrone durante queste festività, anche se siete pieni fino a scoppiare? Colpa della grelina, ormone prodotto dal nostro cervello, solitamente quando siamo a digiuno.

L’ormone in questione viene creato quando il nostro corpo ha fame e incrementa la soddisfazione che riceviamo quando si ingeriscono cibi con alto contenuto di grassi. Quindi, un aumento dei valori o una disfunzione della grelina ci fa mangiare portate ad alto valore calorico anche quando nel nostro stomaco non entra più uno spillo.

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