Curiosity: ci aiuterà a capire i cambiamenti climatici

Curiosity cambiamenti climatici

Curiosity, che sta inviando le prime immagini a colori di Marte, ha il compito di cercare acqua e forme di vita sul pianeta, ma sarà usato anche per verificare i modelli sui cambiamenti climatici. Non potendolo fare sulla Terra, in quanto si rischierebbe di danneggiare irreversibilmente il nostro pianeta, se ne potrà usare uno diverso. Marte per esempio.

“Impariamo a capire come funziona un’atmosfera studiando atmosfere diverse -ha spiegato Mark Lemmon, scienziato planetario presso la Texas A&M University e parte del team di Curiosity- Quanto più sappiamo dell’atmosfera di Marte tanto meglio potremmo capire la nostra”.

Il rover della Nasa permetterà agli scienziati di rompere il modello- ha continuato Lemmon –Potremo scoprire molto, molto di più, circa il nostro pianeta nell’Universo di quello che possiamo sapere solo contemplando noi stessi”.

Marte sarà dunque usato come base per effettuare prove sperimentali impossibili da portare a termine sulla Terra. In particolare Curiosity cercherà e raccoglierà sulla superficie del Pianeta Rosso sedimenti e depositi, che analizzerà poi grazie al suo sofisticato equipaggiamento. Gli scienziati si aspettano di ricevere informazioni sul cambiamento climatico di Marte (che un tempo era un pianeta caldo e piovoso) nel corso di miliardi di anni.

“Possiamo puntare contro una roccia un fascio laser, vaporizzarla, e vedere quali sono gli elementi di cui è composta –ha spiegato ancora Lemmon la mattina dopo lo sbarco storico- Realisticamente non possiamo stare qui sulla Terra e deliberatamente rovinare il clima al fine di testare i modelli”. Questa infatti la chiave: portare avanti su Marte esperimenti che non possono essere fatti sulla Terra perché potrebbero danneggiare irreversibilmente il pianeta dove viviamo, e che tra l’altro per molti versi è già compromesso.

Il primo target climatico saranno i flussi di carbonio, come spiega Paul Niles, geologo planetario e geochimico della Nasa Johnson Space Center, anche lui parte del team di Curiosity. Anche se la sua atmosfera è diversa dalla nostre, Marte potrebbe aiutarci a capire infatti come funziona il ciclo del carbonio attraverso il sistema. Uno dei più grossi problemi di inquinamento infatti, che sembra provocare il riscaldamento globale, è l’eccesso di anidride carbonica prodotto dalle attività umane. Ci si chiede da molto tempo dove va tale eccesso, se rimane veramente tutto nella nostra atmosfera. Perché, se così fosse, la teoria sull’aumento della temperatura sarebbe sperimentalmente dimostrata, altrimenti, se ci fosse qualche meccanismo utile allo smaltimento, tale teoria andrebbe rivista.

Questa è solo una delle domande alle quali Curiosity cercherà di dare una risposta, oltre a quella primaria, per la quale è stato costruito: “Esiste o meno la possibilità di vita su Marte?”. Il rover ha due anni per rispondere.

Roberta De Carolis

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