Staminali: il metodo Stamina e' approvato definitivamente

Metodo Stamina approvato

Il decreto Balduzzi è legge: il metodo Stamina è dunque definitivamente approvato nel nostro Paese, ma previa sperimentazione che partirà da prossimo primo luglio per una durata di 18 mesi, e che sarà supervisionata da Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), Centro Nazionale Trapianti e Istituto Superiore di Sanità (Iss). Il Fondo Sanitario Nazionale ha stanziato 3 milioni di euro a questo scopo. E non mancano le polemiche.

Il testo era stato già approvato dal Senato il 10 aprile di quest'anno, suscitando un vespaio di reazioni soprattutto dalla comunità scientifica, preoccupata che un metodo non validato e messo a punto in un laboratorio non a norma fosse consentito per legge, senza un minimo di rassicurazione che quanto meno non fosse nocivo.

D'altronde alcune malattie neurodegenerative, come la leucodistrofia metacromatica che ha colpito la piccola Sofia, non hanno alcuna speranza di terapia attualmente, nemmeno di tipo compassionevole, ovvero che abbia superato la prima fase di sperimentazione umana, che attesta la non tossicità, e che abbia dato almeno qualche primo segnale di efficacia.

Niente di tutto questo per molti malati di malattie rare. Da qui la polemica: meglio non fare nulla o tentare una via, anche se non approvata e validata? I sostenitori del metodo Stamina hanno usato questa argomentazione per fare pressioni affinché il trapianto di cellule staminali mesenchimali fosse consentito. Ma al primo sì la comunità scientifica è insorta su Nature, sostenendo l'assurdità di questa decisione, che scavalcherebbe decenni di ricerca scientifica condotta con rigore.

Per questo il testo originale del decreto è stato modificato con un emendamento che prevede una sperimentazione di 18 mesi, condotta in laboratori approvati incaricati di produrre le cellule, ma con il protocollo stabilito e imposto dalla Stamina Foundation. Una sorta di mediazione tra le proteste dell'opinione pubblica e la ribellione degli scienziati.

Le polemiche comunque non si fermano: secondo Davide Vannoni, presidente della onlus che promuove e sostiene la terapia, il decreto così modificato non consentirà di poter realmente usare il protocollo originario, e che comunque i tempi imposti, ligi alle regole standard, sono incompatibili con la vita di molti pazienti che chiedono il metodo Stamina.

Persone che, ricorda Vannoni, non sono affette solo da leucodistrofia metacromatica, ma anche da sclerosi laterale amiotrofica, atrofia muscolare spinale e altre patologie neurodegenerative attualmente senza speranza, e che il metodo Stamina prometterebbe di aiutare.

Ma il testo, pur tra le diatribe, è legge, e consentirà a chi ha iniziato le cure, come la piccola Sofia, di terminarle. Forse solo dopo i 18 mesi di sperimentazione sapremo qualche verità in più, ammesso che esista realmente una verità uguale per tutti.

Roberta De Carolis

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