Staminali: il Senato approva il metodo Stamina

Stamina approvazione

Il Senato dice sì al metodo Stamina e a tutti quei trattamenti che sfruttano le cellule staminali mesenchimali per il trattamento di patologie neurologiche oggi prive di alternative terapeutiche. Tra polemiche e soddisfazioni, il decreto Balduzzi sembra dunque procedere spedito, sotto la spinta di casi come quello della piccola Sofia. E non solo.

Il caso Sofia è da diverso tempo alla ribalta delle cronache per via dell’iniziale decisione delle autorità di interrompere le cure in quanto la procedura non era conforme agli standard di sicurezza previsti dalle nostre leggi, sia in termini di efficacia, che di modalità di somministrazione. Secondo le motivazioni espresse dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), infatti, non solo l’effettiva efficacia del metodo non è stata dimostrata, ma il laboratorio dove la terapia veniva fornita ai pazienti non era affatto attrezzato agli scopi. Questo dopo un’ispezione condotta presso i locali dall’Aifa e dai carabinieri Nas.

E Sofia non è di certo, purtroppo, l’unico paziente affetto da malattie come la leuco-distrofia metacromatica, oggi prive di speranza. Come ha mostrato un recente servizio de Le Iene, che hanno apertamente appoggiato i genitori di Sofia nella loro battaglia pro-Stamina, ci sono altri casi che, secondo la posizione del presidente della Stamina Foundation Davide Vannoni, potrebbero essere trattati efficacemente in questo modo.

Ma non ci sono prove, se non la percezione dei genitori dei piccoli, potenzialmente alterata da stati emotivi. Sulla vicenda sono intervenuti anche illustri scienziati che hanno rilasciato dichiarazioni alla rivista Nature, indignati per la decisione di Balduzzi di autorizzare con decreto il proseguimento delle cure. La questione infatti è molto complessa. Da un lato c’è la terribile realtà che dimostra l’assenza di terapie per alcune gravi malattie neurodegenerative come quella ha colpito Sofia, dall’altro una discreta ambiguità dell’attuale legislazione italiana.

Nel nostro Paese, infatti, l'uso compassionevole di terapie non ancora approvate è consentita in caso di emergenza per i malati terminali che non hanno altre opzioni, e il servizio sanitario nazionale è obbligato a fornire loro tali terapie. Come ha spiegato Amedeo Santosuosso, giudice milanese specializzato in scienza e diritto e professore presso l'Università di Pavia “Questo è stato il problema di fondo nella vicenda Stamina. Nel caso di questa metodologia di cura, non vi è alcuna indicazione che dimostri che potrebbe essere efficace, per questo a mio parere un uso compassionevole non è legittimo".

D’altronde, come spiegano gli scienziati, questo tipo di terapie, non solo non ha dimostrato efficacia, ma in alcuni casi si è rivelato del tutto fallimentare, come durante la sperimentazione per la cura di un’altra terribile malattia neurodegenerativa, l’atrofia muscolare spinale (Sma). I risultati della ricerca, pubblicati su Neuromuscolar Disorders, hanno infatti provato l’esatto opposto: dei cinque piccoli pazienti sottoposti alle cure tre sono morti e due peggiorati.

Se l’iter legislativo porterà all’approvazione definitiva del decreto legge, comunque, tutti coloro che avevano iniziato la terapia messa a punto dalla Stamina Foundation potranno terminarla. A difesa dei malati o solo a causa delle pressioni mediatiche?

Al prossimo futuro l’ardua sentenza.

Roberta De Carolis

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