Conferenze: “Next Privacy: il futuro dei nostri dati nell'era digitale”

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Direct marketing, archiviazione digitale dei dati sanitari, accesso alla Pubblica Amministrazione, ma anche social network e diritto di cronaca... Quante informazioni cediamo quotidianamente, ed in ogni momento, anche contro la nostra volontà?

Quelle accennate sono solo alcune delle tematiche affrontate lo scorso martedì 30 marzo 2010 nel corso della conferenza "Next Privacy: il futuro dei nostri dati nell'era digitale", seguita da NextMe presso la prestigiosa Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, ed organizzata in concomitanza con la presentazione dell'omonimo testo "Next Privacy" (curato dall'Istituto Italiano Privacy).

Nel corso della conferenza, esponenti del mondo informatico (come Marco Pancini per Google e Pierluigi Dal Pino per Microsoft), giuristi (come l'on. Della Vedova e l'on. Gozi) ed esperti della privacy (a partire dal Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Pizzetti, per poi proseguire con gli stessi esponenti dell'Istituto Italiano Privacy) hanno fatto il punto sulle implicazioni tecniche, giuridiche e culturali della crescente integrazione tra nuove tecnologie ed attività quotidiane: un fenomeno che, complessivamente, comporta una esposizione eccessiva delle informazioni personali, troppo spesso lasciate alla consultazione incontrollata da parte di chiunque.

Pensiamo ad esempio a quando facciamo la spesa, o a quando passiamo i controlli in aeroporto o ancora a tutte le volte che eseguiamo una ricerca on-line: si tratti di gesti quotidiani o di azioni complesse, essi hanno un forte impatto sulle informazioni che riguardano la nostra persona. Vogliamo effettivamente condividere questi dati? Vogliamo "consegnarli" a soggetti terzi (spesso, veri e propri colossi informatici) perché ci forniscano prodotti e servizi migliori? E siamo sicuri che verranno usati correttamente e non per scopi illeciti?

L'Istituto Italiano per la Privacy, con le proprie attività e pubblicazioni, offre da questo punto di vista una visione chiara e aggiornata del nostro futuro di “e-citizen” e delle norme che regolano il fenomeno, sottolineando i rischi di una gestione troppo "open" dei contenuti digitali, e promuovendo contemporaneamente la "next liberty" come valore da difendere, per poter tutelare l'individuo digitale.

Ci troviamo, in altre parole, davanti a delle ragioni ormai sufficientemente valide ed evidenti, per iniziare a concentrarci proprio su quanto ricordato dallo stesso presidente dell’IIP, Luca Bolognini: sulla necessità cioè di non perdere mai di vista, giorno dopo giorno, un giusto metro di valutazione in merito alle informazioni personali che vengono, di volta in volta, pubblicate o diffuse tramite il Web.

Alberto Marangio

 

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