Supervirus: le autorità americane autorizzano le pubblicazioni

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Supervirus, Nature e Science potranno pubblicare gli esiti delle ricerche legate alla versione geneticamente modificata dal virus H5N1, realizzato qualche tempo fa dai ricercatori dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam e in parallelo dai colleghi dell'Università del Wisconsin. Dopo il momentaneo stop concordato dai ricercatori su invito del National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), sembra dunque che il nodo relativo alla vicenda sia stato sciolto e gli addetti ai lavori potranno rendere noti i dettagli del loro lavoro.

Ricostruiamo la vicenda. Lo scorso novembre, i ricercatori dell'Erasmus Medical Centre di Rotterdam annunciarono di aver realizzato una pericolosissima variante del virus dell'aviaria potenzialmente in grado di diffondersi molto velocemente tra gli esseri umani. Scopo della ricerca, ben lungi dall'avere finalità "terroristiche" era volto a trovare le contromisure per difendersi dai nuovi ceppi virali. A tal proposito, questo era stato allora il commento del coordinatore della ricerca, Ron Fouchier; "Ora sappiamo a quali mutazioni guardare in caso di un focolaio simile, in modo tale da fermare il focolaio stesso prima che sia troppo tardi. Inoltre, la scoperta potrà aiutarci a sviluppare in tempo le vaccinazioni e i farmaci."

Poco dopo si scatenarono le polemiche riguardo alla pericolosità della diffusione di tali conoscenze e al rischio che potessero essere utilizzate a scopi terroristici. Per questo, lo scorso dicembre il National Science Advisory Board for Biosecurity invitò due pretigiose riviste scientifiche, Science e Nature al buon senso e a non pubblicare i contenuti degli studi.

Suggerimenti accolti inizialmente dal direttore di Science, Bruce Alberts, secondo cui il giornale probabilmente non avrebbe divulgato alcune informazioni, ma solo a patto che "il governo crei un sistema in grado di fornire le informazioni mancanti a tutti scienziati che ne hanno bisogno”.

A riaprire la questione furono gli stessi ricercatori, che circa un mese dopo gli ammonimenti della autorità americane, dalle riviste Nature e Science proposero una pausa di 60 giorni e un forum internazionale per discutere più a fondo sulla vicenda: “Proponiamo di fare un forum internazionale in cui la comunità scientifica si riunisca per discutere e dibattere su questi problemi. Ci rendiamo conto che le organizzazioni e i governi in tutto il mondo hanno bisogno di tempo per trovare le migliori soluzioni”. Per questo “abbiamo concordato un pausa volontaria di 60 giorni dalla ricerca che coinvolge direttamente i virus patogeni dell'influenza aviaria H5N1”.

Nel frattempo, è stata estesa anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità la moratoria temporanea sulle ricerche riguardanti le mutazioni del virus H5N1, considerate potenzialmente letali. A Ginevra, gli esperti hanno stabilito che le ricerche potranno essere pubblicate, ma dopo che saranno svolti altri test. A loro avviso, infatti, un ulteriore ritardo nella pubblicazione dei manoscritti per intero avrebbe avuto più benefici per la salute pubblica rispetto alla loro imminente pubblicazione.

E l'ultimo capitolo riguarda la recente decisione del National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB) che ha dato l'ok alla pubblicazione dei contenuti delle ricerche sul virus H5N1. Ed in particolare, il NSABB ha autorizzato all'unanimità la pubblicazione integrale di uno dei due articoli controversi, quello presentato a Nature da Yoshihiro Kawaoka dell'University of Wisconsin, Madison. "Noi di Nature siamo felici", ha detto Philip Campbell. "Fatte salve eventuali questioni normative e giuridiche in sospeso, procederemo con la pubblicazione il più presto possibile." Diversa la sorte dello studio olandese, di cui potranno essere pubblicati solo dati, i metodi e conclusioni su Science.

Secondo Kawaoka la decisione rivista dal consiglio è stata influenzata da una migliore comprensione delle implicazioni sulla salute pubblica di questi lavori. In realtà, alla base della decisione, vi sarebbe stata la pubblicazione delle linee guida sulla ricerca rese note lo scorso 29 marzo, e che prevedono l'obbligo per la prima volta esteso a tutte le agenzie di ricerca federali degli Stati Uniti di valutare le proposte di ricerca per il loro doppio uso: i benefici per il pubblico e il rischio che vengano usate per minacciare la salute pubblica, l'agricoltura o l'ambiente in genere.

Per questo, le nuove linee guida dovrebbero garantire misure più strette a favore della biosicurezza. Le nuove regole sono "un enorme passo avanti", ha detto Richard Ebright, biologo molecolare ed esperto di biodifesa della Rutgers University di Piscataway, nel New Jersey. Secondo Ebright, però, l'obbligo di controllo preventivo dei progetti di ricerca è "estremamente importante" e dovrebbe prevenire casi come quelli dei due studi sull'H5N1, il cui potenziale di biosicurezza e le implicazioni, sono state sollevate solo alla vigilia della pubblicazione dei risultati.

Francesca Mancuso

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