Fusione fredda: è morto il suo pioniere Martin Fleischmann

Fleishmann morto

Lo disse per primo insieme al suo collega Stanley Pons: la fusione fredda è una realtà, proprio come ora sostengono i protagonisti odierni di questa saga, a partire da Andrea Rossi e Sergio Focardi con il loro E-cat. Era Martin Fleischmann. Il padre di questa scoperta mai confermata è morto lo scorso venerdì nella sua casa di Tisbury, in Inghilterra, all’età di 85 anni, a causa del morbo di Parkinson, del quale soffriva da anni.

La sua scoperta, dopo l’annuncio dato nel Marzo del 1989, fu poi pubblicata a Luglio del 1990, ma i suoi esperimenti non riuscirono mai ad essere replicati da altri gruppi di ricerca interessati all'incredibile invenzione. In breve, questa si basava sull’utilizzo della ‘Cella Elettrolitica’ un contenitore di materiale isolante riempito con deuterio (una forma stabile di idrogeno il cui nucleo è composto da un protone ed un neutrone), contenente un catodo di palladio (un metallo) al polo negativo di un alimentatore a corrente continua, e un anodo collegato al polo positivo dello stesso alimentatore.

In queste condizioni Fleishmann e il suo collega Pons misurarono energia in eccesso, dovuta alla capacità del palladio, questa già nota, di assorbire idrogeno come una spugna. Il metallo fungeva dunque da catalizzatore, perché “costringeva” gli atomi di deuterio a stare così vicini all’interno di questa “spugna chimica” da superare la loro naturale repulsione, fino a fondersi, rilasciando energia e neutroni.

Ma nessun altro scienziato che tentò di replicare l’esperimento riuscì mai a misurare questa energia in eccesso che Fleischmann e Pons avevano attribuito alla fusione nucleare. Così, all’epoca, fioccarono le accuse da parte della comunità scientifica, che bollarono il lavoro di “sciatteria”, quando non di frode vera e propria, e l’idea che la fusione fredda fosse una realtà si ritirò ai margini della scienza.

I due si trasferirono quindi poi in Francia nel 1992 per continuare gli esperimenti con l’intento di convalidare il loro lavoro, ma Fleischmann ritornò tre anni dopo in Inghilterra e diventò sempre più un ricercatore “isolato”, dedicato ancora a ricreare i primi risultati.

Oggi, dopo vent’anni, alcuni scienziati sostengono che i suoi risultati erano reali e riproducibili, pur con diverse varianti. Che il povero Fleishmann sia morto come Cassandra?

Roberta De Carolis