L'intelligenza artificiale finira' per distruggere l'uomo? A Cambridge nasce il CSER

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I robot e più in generale l'intelligenza artificiale finiranno per dominare l'uomo. È solo una questione di tempo. Ed è per questo che un team di insegnanti dell'Università di Cambridge ha deciso di fondare il Centre for the Study of Existential Risk, che si occuperà di capire in che modo le tecnologie umane, dalle biotecnologie all'intelligenza artificiale e ai robot, possono mettere a rischio la specie umana.

Da Terminator a 2001: Odissea nello spazio, sono molti i film che hanno trattato la questione. Fantascienza, almeno fino ad oggi. Ma la tecnologia è andata molto avanti e se, da una parte, pochi negherebbero che l'umanità abbia ricevuto benefici grazie al suo genio ingegneristico, da una maggiore aspettativa di vita vita alla nascita delle reti globali, dall'altra c'è chi comincia a vacillare, preoccupato del fatto che l'accelerazione delle tecnologie umane potrebbe sfociare in scenari degni delle pellicole cinematografiche.

Non c'è da stupirsi. È già accaduto che una macchina abbia battuto l'uomo, come nel caso del supercomputer Ibm Watson che ha sconfitto in un quiz televisivo degli avversari umani. Ma come sarà in futuro, quando le tecnologie saranno ancora più avanzate? Un filosofo, uno scienziato e un ingegnere del software si sono riuniti dunque a Cambridge fondato il Centro per lo Studio del rischio esistenziale (CSER), per affrontare tali casi - dagli sviluppi bio e delle nanotecnologie al cambiamento climatico estremo fino anche intelligenza artificiale, tutti casi in cui la tecnologia, se portata ai limiti, potrebbe comportare aumentare il rischio estinzione per la nostra specie.

Ad un certo punto, questo secolo o successivo, potremmo essere di fronte a uno dei grandi cambiamenti della storia umana - forse anche la storia cosmica - quando l'intelligenza sfugge ai vincoli della biologia”, ha spiegato Huw Price, professore di filosofia e uno dei tre fondatori del Cser, parlando del possibile impatto di una macchina ultra-intelligente del Bene, o artificiale intelligenza generale (AGI), come viene definita oggi.

La natura non ci ha anticipati, e noi, a nostra volta, non dobbiamo dare per scontato l'AGI. Dobbiamo prendere sul serio la possibilità che ci possa essere un momento in cui il 'vaso di Pandora' dell'AGI, se perso, potrebbe essere disastroso” continua.

Ma rassicura anche sul fatto che non è ancora detta l'ultima parola: “Non voglio dire che siamo in grado di prevederlo con certezza, nessuno è attualmente in grado di farlo, ma questo è il punto. Con così tanto in gioco, abbiamo bisogno di fare un lavoro migliore per comprendere i rischi potenzialmente catastrofici delle tecnologie”.

Con i luminari della scienza, della politica, del diritto e di elaborazione dei rischi di tutta l'Università di Cambridge, il progetto ha raccolto adesioni fin dai suoi primi giorni. “La filosofia di base è che dovremmo prendere sul serio il fatto che stiamo arrivando al punto in cui le nostre tecnologie sono in grado di minacciare la nostra stessa esistenza - in un modo che, semplicemente, non è mai successo nella storia umana,” afferma Price.

Francesca Mancuso

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