L'origine dei nomi dei pianeti

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In molti si chiedono chi sia ad attribuire i nomi ai pianeti. Molti sono suggestivi, altri evocativi, altri ancora semplicemente molto belli. Che siano ereditati dalla mitologia greca o latina, o ancora dedicati agli scienziati che li hanno scoperti, i nomi dei pianeti affascinano poiché spesso richiamano diverse culture e divinità.

Questi nomi, oltreché ammalianti ed evocativi, dopo essere stati attribuiti al pianeta in questione, devono essere riconosciuti dall'Unione Astronomica Internazionale (IAU). Si tratta di organismo ufficialmente riconosciuto dagli astronomi e dagli scienziati come autorità nella denominazione dei corpi celesti internazionali.

Ecco alcuni aneddoti inerenti l’attribuzione dei nomi ai pianeti del nostro sistema solare. Solo per soddisfare qualche curiosità.

Mercurio

Nella mitologia romana, Mercurio è il dio del commercio, dei viaggi e dei furti ed è il corrispondente del dio greco Hermes, il messaggero degli dèi. Il pianeta è stato insignito di tale nome probabilmente perché si muove molto velocemente attraverso il cielo. Basti pensare che ruota attorno al Sole in soli 88 giorni. Mercurio è conosciuto almeno fin dai tempi dei Sumeri, nel III millennio a.C.. In seguito, i Greci gli attribuirono due nomi: Apollo, quando appariva come stella del mattino, ed Hermes come stella della sera. Ad ogni modo, gli astronomi greci vi si riferivano sapendo fosse lo stesso oggetto.

Venere

Venere è uno dei pianeti più facilmente individuabili nel cielo mattutino o serale ed è noto, per questo, fin dai tempi dei Sumeri. Anche per questo pianeta, i Greci vi si riferivano con due nomi: Phosphorus o Lucifero, come l'ultima stella che tramontava al mattino, e Hesperus Vespero, come prima stella che sorge la sera. Si tratta del terzo oggetto più luminoso nel cielo, dopo il Sole e la Luna. La sua luminosità ha ispirato gli antichi romani ad associare il pianeta con Venere, la dea dell'amore e della bellezza.

Terra

Molti sono i nomi attribuiti alla Terra. E ognuno rappresenta un modo con il quale una tribù, un gruppo, un popolo si riferisce al proprio territorio e ne rispecchia il rapporto con Madre Natura. Una delle più antiche leggende, comunque, è quella che risale alla cosmogonia greca. Gaia, infatti, è una metafora che allude alla divinità greca Gea, il cui significato ci conduce all’abisso primordiale, dal quale appaiono Gea, ossia la Terra, e l’Amore. In tal modo, Gea è una divinità primitiva, che rappresenta l’origine dell’umanità. Si pensava che il nostro pianeta fosse l'oggetto centrale attorno al quale il resto dei corpi celesti ruotavano. Fino a quando gli astronomi si resero conto che era il Sole ad essere al centro del sistema solare.

Marte

Marte è il quarto pianeta del Sistema Solare. È anche l’ultimo dei pianeti rocciosi. La sua orbita è a metà strada tra quella di Giove e della Terra. È anche uno dei cinque pianeti visibili ad occhio nudo ed il suo aspetto è quello di una brillante stella di color rossatra. Questa sua colorazione spinse anticamente i sacerdoti-astronomi babilonesi a chiamarlo Nergal, dal nome del dio della morte e della pestilenza. I Greci, a loro volta, lo chiamarono Ares, il dio della guerra, mentre i Romani lo identificarono col nome attuale che rappresentava il dio delle battaglie. Era considerato un protettore di Roma.

Giove

Giove è il pianeta più grande del Sistema Solare e la sua massa è maggiore della somma di quella degli altri pianeti. Dopo il Sole, la Luna e Venere è il corpo celeste più chiaramente visibile ad occhio nudo nella volta celeste. La superficie di questo pianeta gassoso presenta delle “bande”, composte principalmente da idrogeno ed elio. Giove possiede una grande macchia rossa, sebbene in realtà si tratti di un grandissimo ciclone che persiste in una determinata zona dell’atmosfera. Possiede molte lune, attualmente si parla di almeno 67, fra cui i 4 satelliti medicei Io, Europa, Ganimede e Callisto. È stato chiamato Zeus dai Greci e Giove da parte dei Romani. Il nome si riferiva al dio della luce e del cielo ed anche il più importante di tutti gli dei del pantheon romano.

Saturno

Saturno è l’unico tra i pianeti ad avere un proprio sistema di anelli. È noto fin dalla preistoria ed è il più lontano dei pianeti osservati. Come tale, a questo pianeta è stata data molta reverenza da diverse culture. Gli antichi greci gli attribuirono il sesto nome Crono, dio dell'agricoltura e del tempo. Poiché Saturno possiede il più lungo periodo di rotazione osservabile nel cielo, si pensava infatti fosse il custode del tempo. I Romani lo chiamarono Saturno, in onore al padre di Giove.

Urano

La scoperta di Urano rappresenta una pietra miliare della storia dell'astronomia. Infatti, si tratta del primo pianeta individuato mediante un telescopio ed è, quindi, il primo non visibile ad occhio nudo. Urano fu scoperto accidentalmente nella notte del 13 marzo 1781 dal tedesco Wilhelm Herschel, mentre scrutava la volta celeste in cerca di stelle doppie. Dapprima lo scienziato pensò si trattasse di una cometa. Il nome di Urano, padre di Crono, dei Ciclopi e dei Titani, venne proposto da Bode e divenne definitivo solo nel 1850, quando si riteneva fosse una cometa e gli fu assegnato il nome di "stella di George", in onore del re inglese Giorgio III. Urano possiede un numero rilevante di satelliti naturali che continuano ad aumentare. Nel 2008 se ne conoscevano 27.

Nettuno

Nettuno fu il primo pianeta scoperto grazie alla matematica piuttosto che all’osservazione. Fu osservato per la prima volta il 23 settembre del 1846 da J. G. Galle e L. d'Arrest. Mentre la sua posizione fu segnalata sia dall'astronomo inglese Adams che dal francese Le Verrier. Gli astronomi, infatti, notarono che l'ultimo pianeta allora conosciuto, Urano, non seguiva affatto le leggi della meccanica celeste, ma presentava delle irregolarità. La contemporanea scoperta da parte dei due astronomi sfociò nella disputa sull’attribuzione del nome. Alla fine, la spuntò il suggerimento di Le Verrier sul nome Nettuno, il dio del mare, poi accettato a livello internazionale. Il nome fu ispirato dal colore blu del pianeta, indotto dalle alte quantità di metano.

Plutone

Plutone è stato scoperto presso l'Osservatorio Lowell di Flagstaff, in Arizona, nel 1930, grazie alle previsioni riguardo la sua esistenza ipotizzate da Percival Lowell. Solo 14 anni dopo la morte dello scienziato, il nuovo oggetto fu realmente scoperto. Il nome fu suggerito da una bambina inglese di 11 anni che amava la mitologia classica. E visto che il pianeta era pressoché invisibile, pensò a Plutone, il dio degli inferi.

Federica Vitale

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