Mercurio: la sonda Messenger ci svela i suoi segreti

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Un pianeta unico, oltre che il più piccolo del Sistema Solare. È quello che emerge dalle nuove osservazioni di Mercurio, realizzate in questi mesi dalla sonda Messenger della Nasa. Tra le numerose scoperte, pubblicate su Science, la composizione del suolo, molto diversa rispetto a quella degli altri pianeti rocciosi del Sistema Solare, e l'attività sismica, che potrebbe essere ancora presente.

La sonda Messenger, lanciata dalla Nasa nel 2004 e prima missione a tornare su Mercurio dopo più di 35 anni (negli Anni 70 la missione Mariner 10 era riuscita ad osservare solo un emisfero, è entrata nell'orbita di Mercurio nel marzo scorso, rivelando la presenza del suo campo magnetico ed inviando migliaia di fotografie ad alta risoluzione della superficie.

Per giungere a destinazione, Messenger ha dovuto compiere un percorso molto lungo e tortuoso, sfruttando una serie di passaggi ravvicinati con altri pianeti che le hanno fornito una spinta, accelerandola e consentendole di proseguire il viaggio. Il lungo viaggio di Messenger ha permesso di effettuare misurazioni del vento solare e del campo magnetico di Mercurio da varie distanze: i rilevamenti indicano che la superficie del pianeta ha una composizione chimica diversa rispetto a quella degli altri pianeti rocciosi del Sistema Solare, con una presenza di zolfo circa 10 volte più alta di quella sulla Terra.

Le immagini hanno mostrato inoltre la presenza di una grande area pianeggiante (circa il 6percento del pianeta) nella zona nord, e confermano l'ipotesi di un’intensa attività vulcanica, forse causata da un periodo di bombardamento meteoritico. La lava, molto liquida, è emersa dal sottosuolo senza lasciare una struttura vulcanica, e ha sommerso un’area ampia quasi quanto il Nord America. L'analisi dei numerosi crateri, infine, porta a ritenere che all’interno del nucleo di Mercurio vi sia una grande concentrazione di materiali gassosi.

Antonino Neri

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