Scoperto un nuovo pianeta alieno grazie ad Einstein

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Alla scoperta di mondi alieni. È quanto si sono proposti di fare gli esperti del team della Tel Aviv Univeristy e dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CFA), i quali hanno recentemente scoperto un pianeta alieno, servendosi della teoria della relatività di Einstein.

Il nuovo criterio di ricerca considera alcuni effetti che si verificano contemporaneamente, come ad esempio nel caso di un pianeta che orbita intorno alla sua stella. Ciò include anche l'effetto di “luminosità” considerato da Einstein, che fa sì che la stella si illumini quando si muove verso la Terra, “strattonata” o, per meglio dire, attirata dal pianeta stesso.

Inoltre, un altro effetto prodotto è quello di una caratteristica forma allungata della stella, originata dai movimenti gravitazionali creati dal pianeta orbitante. Ciò provoca una luminosità stupefacente, se osservata dal lato frontale, a causa della maggiore quantità di superficie visibile.

Infine, tale tecnica esplora il cosmo in cerca di luce stellare riflessa dal pianeta stesso. "Siamo alla ricerca di effetti molto deboli", dichiara David Latham, uno dei membri del team. "Avevamo bisogno di misurazioni di alta qualità della luminosità stellare, decisamente molto accurate". E tale precisione è stata resa possibile, sempre secondo quanto ha spiegato il team di esperti, grazie alla raccolta dei dati rilevati dalla navicella spaziale Kepler della Nasa.

Una volta identificato, il nuovo pianeta è stato confermato come tale proprio da David Latham, attraverso le osservazioni della velocità radiale, riunite nello spettrografo TRES del Whipple Observatory dell'Arizona, così come dal Lev Tal-O di Tel Aviv che si è avvalso dello spettrografo SOPHIE dell'Haut-Provence Osservatory, situato in Francia.

Il nuovo pianeta, una sorta di "Giove caldo" e denominato Kepler-76b, orbita intorno alla sua stella ogni giorno e mezzo e vanta un diametro del 25 per cento più grande di quello dello stesso gigante gassoso. E, se non bastasse, si stima possa pesare il doppio.

Inoltre, il team di scienziati sostiene di aver identificato una forte evidenza del fatto che il pianeta possa essere percorso da venti velocissimi, i quali sarebbero responsabili diretti del calore circostante. In questo modo, il punto più caldo del pianeta non sarebbe il cosiddetto “punto substellare”, bensì una posizione stimata in un raggio di 10 mila chilometri.

Mentre la nuova tecnica per la “caccia al pianeta” non è in grado di trovare mondi delle dimensioni della Terra ricorrendo alla tecnologia attuale, allo stesso tempo non richiede né spettri ad alta precisione né l'allineamento preciso del pianeta e della stella. "Ogni tecnica per il rilevamento dei pianeti ha i suoi punti di forza e di debolezza", ha affermato Avi Loeb del CFA. "E ogni nuovo sistema si aggiunge all'arsenale che ci permette di sondare pianeti in nuovi regimi".

Federica Vitale

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