La Nasa si prepara alla caccia all'asteroide

atterraggio asteroide

Future in Space Operations. É stato presentato all'inizio di questa settimana da Dan Adamo e mette in evidenza un potenziale problema nella proposta della Nasa di avviare una missione di cattura di un asteroide.

La presentazione si concentra sull'area "V", che mostra una serie di asteroidi vicini alla Terra, raggruppati in tre classi diverse per via delle loro caratteristiche orbitali. Alcuni Near Earth Objects (NEA) che rientrano nella categoria V soddisfano le linee guida di base, come indicato nel NEO HSF Targets Accessibile Study (HNATS) per una eventuale missione con equipaggio.

Secondo tali linee guida, l'asteroide deve essere compreso in un certo intervallo di grandezza, essere accessibile grazie ad un cambiamento minimo di velocità per l'andata e il ritorno, così come deve possedere pochi gradi di piano orbitale. Infine, le orbite dell'asteroide devono porlo alla portata della Terra nei tempi richiesti dal progetto, ossia entro il 2030. C'è un certo numero di oggetti, infatti, che pur essendo ideali a livello di "approdo", sono tuttavia su orbite che li portano a grande distanza dalla Terra.

Sono, dunque, diversi i criteri imposti alla Nasa per un possibile approccio su di un asteroide. Dal diametro di 7/10 metri ed una massa di circa 500 tonnellate, le caratteristiche della potenziale roccia da raggiungere sembrano ridurre il numero dei possibili bersagli a zero. Ciò significa che, a partire da questo momento, la Nasa non possiede alcun obiettivo che si allinei con il progetto e, soprattutto, che possa ospitare il veicolo spaziale Orion.

Come sottolinea lo stesso autore Adamo, ci sono altre opzioni, ma portano altri problemi. Lavorando su asteroidi conosciuti, il campo delle possibili visite potrebbe essere ampliato cambiandone gli obiettivi della missione. Invece di uno "sbarco" su di un corpo troppo grande con l'obiettivo di raccogliere campioni, la missione potrebbe cambiare il suo target se si considera che proprio queste rocce perdono materiali che potrebbero imbattersi nella nostra atmosfera. D'altra parte, la Nasa potrebbe invece cercare di ampliare il campo di “candidati” disponibile ricercando nel vasto campionario di NEA. Questa opzione ha il vantaggio di aiutare ad identificare e a caratterizzare il gruppo di asteroidi che costituiscono una potenziale minaccia per tutti noi.

Il piano di recupero di un asteroide è altamente efficiente, ma lento in termini di propulsione elettrica per raggiungere l'obiettivo. Un processo che richiederà molto tempo. Ogni nuovo inizio di missione, infatti, richiede fasi di finanziamento, progettazione, costruzione e avvio.

La Nasa, dal canto suo, non abbandona la sfida e annuncia che sta “lavorando per trovare asteroidi che potrebbero costituire una minaccia per il nostro pianeta e, mentre abbiamo trovato il 95 per cento di grandi asteroidi vicino l'orbita della Terra, abbiamo bisogno di capire quali sono quelli che potrebbero essere una minaccia per la Terra". A parlare è il Vice Amministratore dell'agenzia spaziale Lori Garver. Non dimentichiamo che fu proprio il presidente Obama a spingere questa strategia. "Mi congratulo con la Nasa per il rilascio di questo Grand Challenge nel trovare minacce di asteroidi e avere un piano per trattarne le problematiche”, ha dichiarato Tom Kalil, vice direttore per la tecnologia e l'innovazione presso l'Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca.

Ci vorrà ancora del tempo, dunque. Ma le basi sembrano esserci.

Federica Vitale

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