Le onde gravitazionali sono state finalmente osservate: Einstein aveva ragione

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A 100 anni dalla loro scoperta da parte di Einstein, le onde gravitazionali sono state finalmente osservate in modo diretto. Una scoperta senza precedenti, che promette di rivoluzionare il futuro della ricerca sull'universo. Le onde gravitazionali sono increspature dello spaziotempo che giungono sulla Terra dopo essere state prodotte da un cataclisma astrofisico avvenuto nell'universo profondo.

La loro osservazione conferma un’importante previsione della Relatività Generale di Albert Einstein. Queste perturbazioni del campo gravitazionale conservano informazioni sulle loro violente origini e sulla natura della gravità, informazioni importanti che non possono essere ottenute in altro modo.

Chi le ha studiate e osservate ha potuto constatare che le onde sono state prodotte durante la fusione di due buchi neri, proprio nell'ultima frazione di secondo, un processo previsto ma mai osservato. I due buchi neri avevano massa equivalente a circa 29 e 36 masse solari. Dopo la fusione, il buco nero formatosi aveva una massa pari a 62 masse solari: le 3 masse solari mancanti equivalgono dunque all'energia emessa durante il processo di fusione dei due buchi neri, sotto forma di onde gravitazionali.

I due buchi neri si sono scontrati a una velocità di circa 150.000 km/s, la metà della velocità della luce quasi un miliardo e mezzo di anni fa.

L’importante risultato è stato ottenuto grazie ai dati dei due rivelatori LIGO, dalle Collaborazioni Scientifiche LIGO (che include la Collaborazione GEO600 e l’Australian Consortium for Interferometric Gravitational Astronomy) e VIRGO, che fa capo allo European Gravitational Observatory (EGO), fondato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) italiano e dal Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) francese.

“Questo risultato rappresenta una pietra miliare nella storia della fisica, ma ancor più è l’inizio di un nuovo capitolo per l’astrofisica, perché nei prossimi anni continueranno ad arrivare altri importanti risultati dagli interferometri LIGO e VIRGO, che oggi sono organizzati in un’unica rete globale di rivelatori di onde gravitazionali. Osservare il cosmo attraverso le onde gravitazionali cambia radicalmente le nostre possibilità di studiarlo: fino ad ora è come se lo avessimo guardato attraverso delle radiografie, mentre adesso siamo in grado di fare l’ecografia del nostro universo” ha detto Fulvio Ricci, ricercatore dell’INFN che coordina la collaborazione internazionale VIRGO.
“Dopo più di cinquant’anni di ricerca, la rivelazione diretta di onde gravitazionali ci permetterà di aprire un nuovo capitolo dell’astrofisica, basato su una nuova tecnica osservativa mai sfruttata in precedenza. In questo ambito gli esperimenti spaziali giocheranno un ruolo decisivo sia contribuendo ad localizzare le sorgenti gravitazionali per mezzo di segnali luminosi (raggi X e raggi gamma) sia realizzando interferometri come quelli realizzati a terra ma milioni di volte più grandi e sensibili, posti nello spazio, strumenti di cui l’esperimento Lisa Pathfinder recentemente messo in orbita con l’ultimo lancio del Vega è il precursore” ha aggiunto Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Un'impresa che sembrava impossibile e che invece è ormai realtà.

Francesca Mancuso

Foto: Inaf

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