Helix Nebula: dal cosmo un occhio che ci osserva

Helix Nebula

Una nuova immagine di Helix Nebula affascina il mondo dell'astronomia. Essa combina le riprese effettuate dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa e quelle del Galaxy Evolution Explorer (GALEX), prestato dall'agenzia spaziale statunitense al California Institute of Technology di Pasadena. Un'esposizione di quasi 50 ore per ottenere questa immagine, resa nota il 3 ottobre.

L'oggetto, noto appunto come Helix Nebula, è localizzato a 650 anni luce di distanza, precisamente nella Costellazione dell'Acquario e ci sono voluti poche migliaia di anni per formarla. Catalogata con il numero NGC 7293, la misteriosa quanto affascinante nebulosa costituisce un tipico esempio di una classe di oggetti chiamati nebulose planetarie.

Una nebulosa planetaria è un oggetto astronomico che appare nelle immagini simile ad un disco e dalla consistenza nebulare, se osservata a risoluzioni non molto elevate. In virtù di questo aspetto che le renderebbe simili ai pianeti, l'astronomo William Herschel coniò il nome che oggi le contraddistingue nel 1785. Per lo scienziato, esse possedevano un aspetto simile a quello di Urano, proprio da lui scoperto in quegli anni. Tuttavia, le nebulose planetarie non sono pianeti a tutti gli effetti. Sebbene nel 18esimo secolo esse furono così definite poiché molto somiglianti ai giganti pianeti gassosi.

La nebulose planetarie sono visibili anche ad occhio nudo e la prima, M27, fu scoperta da Charles Messier nel 1764. In pratica, quel che realmente si verifica all'interno di queste nebulose è la “morte” degli strati esterni di una stella. Questi vengono successivamente dispersi nello spazio circostante, insieme alla radiazione ultravioletta emessa dal nucleo caldo della stella in questione.

A rendere particolarmente affascinante tale corpo celeste sono i colori. Nel caso di Helix Nebula, inoltre, sembra proprio di stare osservando un occhio che, a sua volta, pare ci guardi. Le sfumature rosse si riferiscono agli strati di idrogeno, scagliati nello spazio; mentre quelle verde-azzurre sono dovute all'ossigeno che si è formato negli ultimi anni di vita della stella. Al centro della nebulosa, invece, si torva ciò che resta della stella esplosa, ossia una nana bianca. “La nana bianca ha più o meno le dimensioni della Terra, ma possiede una massa molto simile a quella della stella originaria; infatti, un cucchiaino da tè peserebbe quanto alcuni elefanti messi insieme”, spiegano gli scienziati della Nasa. Nell'immagine, i dati raccolti da GALEX sono contraddistinti dal colore blu, mentre quelli del telescopio spaziale Spitzer sono riconoscibili dal colore giallo. Anche WISE (Wide Field Infrared Survey Explorer) ci ha messo del suo. Ad esso si deve la raccolta dei dati riferiti allo spazio circostante la nebulosa.

Dal cosmo, un occhio che ci osserva.

Federica Vitale

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