Il Mit a caccia dei buchi neri

Buco Nero mit

L’esperimento condotto da Sheperd Doeleman, quarantacinquenne ricercatore del prestigioso Massachusetts Institute of Technology coniuga rilevanza scientifica e fascino. Il telescopio utilizzato direttamente dai ricercatori verrà sincronizzato con altri telescopi, in California e in Arizona, con l’obiettivo di osservare blocchi di materia sulla soglia di un buco nero, poco prima che scompaiano.

Doelman si servirà di una tecnica detta very long baseline interferometry per simulare, attraverso l’opportuna sincronizzazione dei dati rilevati da più radio telescopi, l’esistenza di un unico telescopio molto più potente, denominato Event Horizon Telescope. L’utilizzo di tale tecnica consente di migliorare in modo significativo la risoluzione e dunque, in ultima analisi, la qualità delle immagini rilevate.

I primi esperimenti sono stati disturbati dall’arrivo di una tempesta, che ha impedito le osservazioni per diversi giorni ma finalmente, proprio nell’ultimo periodo, Doelman e la sua squadra sono riusciti a ottenere una registrazione. Si tratta del primo coronamento a un lavoro di grande delicatezza e complessità, che prese il via già nel 2007.

Un primo passo importante, ma non certo l’ultimo. Doleman sostiene infatti di voler estendere il progetto arrivando, attraverso la sincronizzazione di un numero ancora maggiore di telescopi, ad avere a disposizione un telescopio (sia pur virtuale) che sarebbe di gran lunga il più efficace nella storia dell’umanità. La risoluzione, secondo i primi calcoli degli scienziati, potrebbe addirittura arrivare a essere duemila volte più accurata di quella del Telescopio Spaziale Hubble.

Damiano Verda

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