Prevenire le tempeste solari? Ecco come

eruzione solare 2012

Siamo nella fase più accesa dell'attività solare, quella che ogni 11 anni vede verificarsi il suo massimo picco. Questi picchi di vento solare costituiscono la maggior minaccia per le comunicazioni satellitari, gli apparati elettronici e, addirittura, gli astronauti in orbita. Ed è proprio sugli astronauti che ora si rivolge l'attenzione.

I fisici della University of Delaware, infatti, stanno mettendo a punto un sistema per avvisare gli astronauti dell'arrivo delle tempeste solari. Il sistema in questione sarebbe in grado di prevedere la provenienza delle radiazioni nell'arco di tempo di 166 minuti, ossia di tre ore. Questo margine permetterebbe agli astronauti e agli equipaggi che sorvolano le regioni polari della Terra di adottare le dovute misure di sicurezza.

Le prime particelle espulse da una tempesta solare impiegano, viaggiando quasi alla velocità della luce, 10 minuti per raggiungere la Terra”, spiega John Bieber del Bartol Institute Research. Tempeste in grado di coprire vaste aree della superficie solare, anche migliaia di chilometri. I dati raccolti dagli studiosi hanno fatto rilevare alcune proprietà delle particelle più energetiche, cioè quelle che giungono per prime sulla Terra. È stato così possibile fare delle previsioni su quelle più lente che seguono, poiché, secondo quanto sostiene lo stesso Bieber, sarebbero proprio queste quelle “più pericolose perché più numerose. Ecco dove sta il pericolo”.

In pratica si tratta di un'esplosione di milioni di neutroni. Quando arrivano le prime particelle cariche positivamente e impattano con l'atmosfera terrestre, queste si frantumano in tanti piccoli pezzi che, a loro volta, si disintegrano in altrettanti frammenti. Gli scienziati stimano l'energia dei protoni che arrivano per primi e ne consegue che l'intensità più pericolosa sia quella delle particelle più lente.

A seconda dell’energia dei protoni, il sistema fornisce un tempo di preavviso fino a 166 minuti. Questo darebbe agli astronauti in volo nello spazio il tempo per portarsi in una zona schermata della navicella”, afferma Bieber . “E darebbe ai piloti che volano nelle regioni polari della Terra, dove il campo magnetico del pianeta è più debole, il tempo di ridurre la loro quota”. Nel caso di un viaggio verso Marte o la Luna, infatti, queste radiazioni potrebbero essere un pericolo mortale.

Federica Vitale

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