L'asteroide 2011 AG5 in rotta verso la Terra?

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Lo conosciamo dall'8 gennaio 2011 grazie all'identificazione fatta dal telescopio di Monte Lemmon e dagli studi ad esso rivolti dal Jet Propulsion Laboratory. Ne avevamo anche parlato in un articolo proprio qui, su NextMe. La notizia era che 2011 AG5, questo il nome dato all'asteroide in questione, potrebbe pericolosamente entrare in collisione con il nostro pianeta nel 2040. C'è ancora del tempo, dunque; ma non abbastanza se pensiamo che prevedere e, possibilmente, cercare di evitare eventi astronomici non è cosa di poco conto.

AG5 è un asteroide di circa 140 metri di diametro e la possibilità che possa dirigersi in collisione con la Terra è strettamente connessa ad un avvicinamento che già avrà luogo il 13 febbraio 2013. Sarà determinante proprio questo primo "approccio" poiché, se esso dovesse verificarsi in uno spazio ristretto, o finestra in termini astronomici, largo 370 chilometri e centrato qualcosa come 1.838.260 chilometri, l'orbita dell'asteroide potrebbe venire modificata e determinerebbe così il suo l'effettivo bersaglio. Ossia la Terra. E ciò avverrebbe 17 anni più tardi che coinciderebbero proprio con il 5 febbraio 2040.

Questa spiegazione ci viene segnalata grazie agli studi del professore Aldo Vitagliano dell'Università Federico II di Napoli. Le sue ricerche si sono concentrate sull'attività di questo asteroide e sono state rese note attraverso il webzine "Astronomia Nova" di aprile.

Il ricercatore italiano, in particolare, si è soffermato sulla spiegazione di un'elementare domanda: come riuscire a stabilire la traiettoria di un asteroide e determinarne le possibilità di collisione? Il prof. Vitagliano descrive il fenomeno attraverso il metodo adottato, il cosiddetto Newton-Gauss dei minimi quadrati. Tale modello determinerebbe quali sono i parametri che rendono minima la somma degli scarti tra le posizioni ora sotto osservazione e quelle calcolate”. La risultante orbita è solo " nominale" e, probabilmente, è anche quella più attendibile.

In parole povere, fra le orbite, non ci sarebbe solo quella nominale, cioè quella effettiva, ma questa sarebbe seguita da una miriade di altre orbite diverse. Per intenderci, è come se l'asteroide non fosse uno solo, ma una "nuvola", come lo stesso professore la definisce, di migliaia di altri corpi celesti "virtuali". E AG5, tuttavia, rimarrebbe il solo ad essere quello vero.

Il problema ora è che trovandosi a 1 UA dalla Terra, AG5 è diventato troppo piccolo per essere osservato persino dai potenti telescopi che si trovano a Mauna Kea, alle Hawaii. Mancando di quest’importante informazione, come fare a stimare la collisione con la Terra se non si conoscono esattamente la dimensione, la forma e la densità di tale nuvola? Il modo a quanto pare c'è e si chiama metodo Montecarlo. Grazie ad esso e al software di determinazione orbitale, è possibile generare “una nuvola di asteroidi virtuali esattamente secondo lo stesso procedimento con il quale si era generato quello orbitale”.

Tutto questo si tinge di sfumature di sfida per gli astronomi che, da oggi, hanno tempo a disposizione per stimare se e cosa effettivamente accadrà il 5 febbraio 2040.

Federica Vitale

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