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Il cannibalismo della galassie giovani

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Anche le galassie si alimentano. Come? A spiegarlo è stato uno studio condotto attraverso il Very Large Telescope dell'ESO. Sappiamo per certo che le galassia al momento della loro comparsa nella storia dell’Universo, erano creature molto piccole, di dimensioni ben più ridotte rispetto alle gigantesche strutture ellittiche e a spirale che oggi conosciamo.

Ma come hanno fatto ad accrescere le loro dimensioni in maniera così massiccia? E di che “cibo” si sono nutrite? È la domanda cui gli scienziati hanno cercato di dare una risposta attraverso quattro differenti indagini, per comprendere l'accrescimento delle galassia nel corso della loro adolescenza, ossia quando l’Universo aveva dai 3 ai 5 miliardi di anni.

Così, grazie agli strumenti del Very Large Telescope dell'ESO, un team internazionale di astronomi ha esaminato per oltre cento ore un campione di galassie teenager. Secondo i dati forniti dal VLT, a quell'epoca, vi sarebbe stato un importante cambiamento: da una parte le galassie che popolavano l’universo più giovane si ingrandivano grazie a un flusso costante di gas primordiale, ma col passare del tempo la crescita fu alimentata da episodi di fusione.

Due diversi modi di far crescere le galassie si contrappongono: eventi violenti di fusione, quando galassie più grandi inglobano galassie più piccole, oppure un flusso continuo e più graduale di gas che cade sulle galassie. Entrambi questi modi conducono alla formazione di un grande numero di nuove stelle” ha detto Thierry Contini dell'IRAP di Tolosa, in Francia, che h guidato la ricerca.

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Uno dei quattro studi sulle galassie adolescenti è stato guidato da Daniela Vergani, dell’INAF-IASF Bologna, che spiega: “Ciò che abbiamo fatto è stato mettere in relazione la massa stellare delle galassie con le velocità dei gas, considerando sia le galassie con un moto del gas ben ordinato sia quelle nelle quali è tutto più caotico. E quello che abbiamo trovato è una correlazione fra i due parametri: massa stellare e velocità del gas. Correlazione già nota per l’universo locale, ma che noi abbiamo mostrato essere già presente 8 miliardi di anni fa, seppure con una dispersione assai maggiore. Dispersione presente nonostante la tecnica di spettroscopia integrale utilizzata, che ha permesso di tenere in considerazione molte variabili e incertezze che potrebbero generare questo scatter. Noi crediamo che questa dispersione sia intrinseca, e che a causarla siano i complessi meccanismi in azione nell’epoca cosmica in cui le galassie sono adolescenti: un periodo di estrema turbolenza anche per loro”.

I quattro studi sono in uscita su Astronomy & Astrophysics.

Francesca Mancuso

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