Sonda Dawn: uno dei crateri scoperti su Vesta si chiamerà Rea Silvia

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Rea Silvia è il nuovo nome scelto per uno dei grandi bacini scoperti nel Polo Sud di Vesta. Un posto enigmatico, ancora poco noto e osservato solo grazie alle nuove immagini ad alta risoluzione inviate dalla sonda Dawn.

Sebbene ancora non si sappia con certezza cosa sia in realtà Rea Silvia, si è proceduto alla scelta del suo nome. Un tributo alle sacerdotesse romane custodi del fuoco. Sarà compito degli scienziati appurare cosa in effetti rappresenti: un bacino da impatto o forse i resti di un cratere. Ma si ipotizza persino il segno di una passata azione tettonica.

Tuttavia, e almeno per il momento, gli scienziati del team internazionale coinvolto nella missione Dawn, sono entusiasmati dalle prodezze della sonda che ha inviato sulla Terra immagini raffiguranti crateri e montagne del tutto inusuali per il nostro Sistema Solare.

A proposito di Rea Silvia, il professor Chris Russell, il principale esponente della missione, ha spiegato come "la cosa su cui tutti ci siamo trovati d'accordo ė che questo enorme bacino doveva essere chiamato Rea Silvia, dal nome della mitologica madre di Romolo e Remo e madre mitologica delle Vestali".

Per questo, tutti i crateri di Vesta saranno chiamati con i nome delle vergini sacerdotesse di Roma antica. La leggenda vuole che Rea Silvia, infatti, fosse una vestale di Albalonga e, secondo fonti storiche, quello delle vestali fu esattamente tra i primi ordini sacerdotali creati a Roma. "Dato che non abbiamo mai visto un cratere come questo, è difficile per noi decidere esattamente cosa l'ha generato", continua Russell. "Il nome Rea Silvia è già stato approvato dall'Unione Internazionale Astronomi ed il team scientifico lo sta già usando".

Dawn si è inserito nell'orbita di Vesta nel luglio 2011. Fino ad allora le migliori immagini che si possedevano erano quelle inviate dal Telescopio Spaziale Hubble e mostravano come l'asteroide non fosse esattamente rotondo. Gli scienziati finirono per ritenere che non possedesse il Polo Sud. O, in seconda ipotesi, che la zona inferiore di Vesta fosse stata distrutta dallo scontro con un oggetto che ne distrusse in parte la superficie inferiore. Questa collisione avrebbe prodotto un cratere della larghezza di 500 chilometri di diametro, la quasi totalità della superficie dell'asteroide. Inoltre, sarebbe stata evidenziata anche la presenza di una montagna alta 15 mila metri e larga 200 chilometri. Con queste dimensioni, la montagna è una delle più alte elevazioni del sistema solare. "Stiamo cercando di capire la natura delle scarpate che osserviamo e quelle scarpate che dovrebbero essere presenti non ci sono. Stiamo cercando di capire le cadute che vediamo nel terreno e perché il terreno è caduto a valle. Vediamo anche spaccature nel bacino e cerchiamo di interpretare meglio anche quelle", conclude Russell.

Ad ogni modo, la scelta dei nomi segue una procedura complessa e duratura. Thomas Roatsch, del German Aerospace Center di Berlino, è il leader del gruppo di scienziati coinvolti in tale scelta. Ma ricordiamo che l'idea prese forma con Angioletta Coradini, scienziata italiana scomparsa lo scorso settembre 2011. Dopo aver fatto un tuffo nel passato della storia romana, si è proceduto a fare in modo che nessuno di questi nomi fosse stato mai usato per altri corpi celesti. L'esclusiva del nome, però, non è cosa semplice poiché in realtà sono veramente pochi i nomi delle sacerdotesse ad essere oggi conosciuti. Questo perché le Vestali entravano a far parte della storia solo per atti e meriti eccezionali. Così si è fatto in modo di introdurre anche nomi di altre donne dell'antica Roma con un passato straordinario. Oltre Rea Silvia, Claudia, Calpurnia e Marcia dalla storia continuano a vivere in un presente da scoprire. Forse, ancora custodendo quel focolare che le ha introdotte nel mito.

Federica Vitale

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