SETI: captati strani segnali provenienti dalla Costellazione del Cigno

ata seti

La ripresa della caccia all'alieno è solo una questione di denaro. Almeno così sembra. E se un ipotetico ET dovesse telefonarci e non fossimo pronti a rispondergli? È questo il dubbio sul quale si sono soffermati un gruppo di ostinati astronomi coadiuvati dagli incentivi dei milionari della Silicon Valley e da cittadini desiderosi di trovare la risposta all'eterna domanda: siamo soli nell'Universo?

Tuttavia, la ricerca di intelligenza extraterrestre, o SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) era stata interrotta lo scorso anno per mancanza di fondi. Ma, all'inizio di dicembre del 2011, un esercito di 42 radio telescopi, noti come Allen Telescope Array, pare abbia rilevato dei segnali provenienti di stella in stella nella costellazione del Cigno. Forme di civiltà aliene? Al momento tutte le ipotesi sono aperte e a riportarne la notizia è il Miami Herald.

L'interesse scientifico si è subito riacceso. Quantomeno per le intercettazioni radio che si sono avute a Lassen Peak, ossia il luogo dove i radio-telescopi sono situati. E gli astronomi sono ora al corrente del fatto che la galassia è ricca di pianeti, i primi deputati ad ospitare forme di vita, quanto di stelle. Dalla quale, appunto, provengono tali segnali.

Forme di vita avanzata potrebbero essere molto rare nel cosmo, sostiene Geoffrey W. Marcy, professore di Ricerca di forme di vita extraterrestre presso l'Università della California. "Ma sicuramente sono là fuori, da qualche parte, perché il numero di pianeti simili alla Terra all'interno della Via Lattea è decisamente molto alta", aggiunge Marcy.

Secondo lo scienziato, inoltre, basterebbe un segnale, un suono o un'incomprensibile sequela di numeri senza apparente significato, catturato da almeno una delle antenne dell'Hat Creek Radio Observatory dell'Università di Berkeley, a porre fine alla nostra solitudine nell'universo. Cambierebbe il consueto svolgersi della storia. Per non parlare della scienza.

Dopo anni di predominio nello spazio di sonde e di miliardi di dollari della NASA spesi nella causa della ricerca di forme di vita aliena, la conclusione è sempre e solo quella: l'unica forma di vita finora conosciuta è il DNA. Afferma Jill Tarter, astronomo al SETI Institute di Mountain View: "In questo campo il numero due è quello fondamentale. Noi contiamo uno, due, infinito. Stiamo cercando il numero due".

Ma la storia del SETI ė la storia di un sogno la cui strada è da sempre stata lastricata di discorsi e aspettative politiche, dalla mancanza di finanziamenti e da una sfida tecnologica decisamente troppo costosa. Una sfida che gli astronomi definiscono "cosmica" con i suoi 100 miliardi di stelle nella galassia e 9 miliardi di canali radio a onda-corta per mezzo dei quali gli alieni, se dovessero esistere, potrebbero raggiungerci. Ma la crisi che ha immobilizzato il mondo negli ultimi anni ha in qualche modo interrotto il cammino degli mondo astronomico nell'incontro con forme di intelligenza aliena.

Era solo la primavera dello scorso quando l'Università della California ha realizzato che i propri fondi erano in rosso e si è vista costretta a "congelare" i propri telescopi. Il proseguimento della ricerca, a quanto sembra, dipenderà dalla scelta o meno di condividere le proprie risorse con l'Air Force, interessata all'utilizzo dei telescopi nella tracciabilità dei suoi satelliti. Un contributo, quello dell'Air Force non da poco se si considera che 1.5 milioni di dollari sarebbero destinati alle operazioni di Hat Creek ed un altro milione stanziato negli studi degli astronomi.

Insomma, quelli di Allen Array più che segnali alieni sembrano essere stati segnali di speranza. Che la domanda "siamo soli nell'universo" possa, forse e finalmente, trovare una risposta?

Federica Vitale

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