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Ricreati in laboratorio i “semi” dei campi magnetici protogalattici

Campi magnetici protogalattici

Come si sono formati i campi magnetici galattici? La teoria più accreditata prevede che essi si siano sviluppati per effetto dell’amplificazione di alcuni piccoli “semi” presenti nell’Universo primordiale.

Per dimostrare questa teoria, messe da parte le simulazioni (giudicate troppo dispendiose a causa della complessità degli elementi coinvolti), alcuni ricercatori hanno cercato di ricreare in laboratorio questi “semi magnetici” a base del modello.

Abbiamo condotto questi esperimenti nel laboratorio parigino LULI (Laboratoire pour l’Utilisation des Lasers Intenses) - ha spiegato Gianluca Gregori, dell’Università di Oxford, primo autore di un articolo pubblicato su Nature - utilizzando laser molto potenti per generare onde d’urto non simmetriche. Onde d’urto simili a quelle che si generano nella formazione delle strutture nelle fasi iniziali dell’universo”.

I laser presenti in strutture come il LULI sono i più potenti al mondo: nascono infatti per innescare reazioni di fusione termonucleare come quelle che avvengono nel Sole. I ricercatori guidati da Gregori li hanno invece utilizzati per riscaldare carbonio a temperature molto elevate, intorno ai 100 elettronvolt (circa un milione di gradi). Temperature che, grazie all’espansione, riescono a generare un’onda d’urto asimmetrica e, con un effetto noto come “Biermann battery”, a produrre piccoli semi di campi magnetici.

Siamo riusciti a dimostrare – ha aggiunto Gregori - che uno dei processi considerati plausibili per la formazione dei campi magnetici nell’universo primordiale è compatibile con i dati nel nostro esperimento. I risultati dimostrano che i metodi numerici utilizzati attualmente sono validi e, allo stesso tempo, introducono un nuovo tipo di ricerca, in cui non è solo il computer a rispondere alle domande di astrofisica, ma ci si può avvalere anche degli esperimenti”.

Antonino Neri



Tags: campo magnetico  sole  

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