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Hubble: osservato da vicino il disco di accrescimento di un quasar

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È stato un po’ come osservare nel dettaglio i granelli di sabbia sulla Luna dalla Terra. Ma il Telescopio Spaziale Hubble ce l’ha fatta ed ha offerto ad un team di astronomi la possibilità di effettuare delle precise osservazioni su un disco di accrescimento in un quasar, ossia una struttura composta da gas e polveri che viene attirata dalla forza gravitazionale di un buco nero.

I buchi neri sono invisibili, seppur massicci, ma scatenano forze in grado di causare fenomeni tra i più luminosi dell’universo, i quasar appunto che, per le loro altissime temperature, rilasciano radiazioni estremamente brillanti.

Lo studio fornisce una nuova tecnica che si avvale di un particolare strumento, la lente gravitazionale o gravitational lensing. In pratica, la gravità deforma lo spaziotempo. Anche la luce che vi passa attraverso viene così piegata. Questo fenomeno spiega perché la luce agisce come una lente. Le lenti gravitazionali producono quindi immagini multiple e distorte dell’oggetto che si sta osservando. Anche le stelle possono fungere da lenti, sebbene il loro effetto sia molto minore. Questo fenomeno si chiama microlensing gravitazionale.

Le osservazioni effettuate da Hubble si sono servite delle stelle presenti in una galassia per studiare il disco di accrescimento di un quasar presente sul loro sfondo. Attraverso la luce del quasar e l’effetto di lente gravitazionale, si è così potuto sondare il gas e la polvere contenuto nelle galassie intermedie.

L’elevata precisione dei dati ottenuti ha permesso al team di astronomi di misurare la dimensione e la temperatura del disco in zone diverse. Le dimensioni variano tra i 4 e gli 11 anni luce e, considerando le dimensioni estremamente piccole dell’oggetto osservato e la considerevole distanza, questa rimane una rilevazione estremamente precisa ed innovativa dal punto di vista tecnico. Sebbene infatti l’incertezza nella misurazione sia ancora piuttosto alta, l’applicazione di tale tecnica è molto importante al fine della verifica delle ipotesi relative alla strutturazione dei quasar, oggi noto solo in base ad una stima approssimativa della loro luminosità e della distanza.

Questo risultato è molto rilevante perché implica che adesso siamo in grado di ottenere dati empirici della struttura di questi sistemi, piuttosto che basarci sempre su un alone teorico”, spiega Josè Munoz, scienziato a capo del nuovo studio. “Le proprietà fisiche dei quasar non sono ancora ben capite e questa nuova abilità di ottenere misurazioni di osservazioni sarà in grado di aprirci una vera finestra sulla natura di questi oggetti”.

Federica Vitale



Tags: quasar  telescopio spaziale hubble  

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