Creato Giovedì, 08 Settembre 2011 12:37 Scritto da Antonino Neri

Gli antiprotoni nascono dalla collisione dei raggi cosmici con l'atmosfera superiore, ma dovevano ancora essere rilevati direttamente. Ora gli astrofisici li hanno finalmente trovato intrappolati in una cintura antiprotonica intorno alla Terra.
Quando i raggi cosmici provenienti dal Sole e da altre parti del cosmo bombardano i nuclei nell'alta atmosfera, le collisioni di particelle che ne scaturiscono sono simili a quelle che si verificano negli acceleratori di particelle a terra. E, come le collisioni in laboratorio, generano delle particelle figlie.
Gli astronomi hanno pensato a lungo che queste collisioni dovevano produrre degli antiprotoni, proprio come fanno in laboratorio, ma finora nessuno è stato in grado di dimostrare definitivamente cosa avviene a questi antiprotoni, perché sono difficili da trovare e misurare, soprattutto a terra.
Teoricamente essi dovrebbero venire intrappolati dal campo magnetico della Terra, tuttavia non era ancora stata identificata nessuna nuvola antiprotonica empiricamente evidente.
Pamela (Payload for Antimatter Matter Exploration and Light-nuclei Astrophysics) ce l'ha fatta. Si tratta di un velivolo che fa parte di un’impresa scientifica internazionale a larga partecipazione italiana lanciato nella bassa orbita terrestre nel 2006 per cercare antiprotoni nei raggi cosmici.
Ogni giorno - come riporta anche il sito Popsci.com - Pamela transita attraverso l’Anomalia del Sud Atlantico, la parte delle Fasce di Van Allen che più si avvicina alla Terra e che rappresenta una specie di piscina in cui navigano particelle energetiche.
Ora, dopo aver analizzato 850 giorni di dati, è stato scoperto che è proprio qui che si concentrano gli antiprotoni. Pamela infatti ha rintracciato esattamente 28 antiprotoni, molti più di quanti si credeva soffiassero nel vento solare. Missione compiuta.
Antonino Neri