Universo: scoperto il pianeta dei diamanti

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Un pianeta di diamanti. La notizia potrebbe far drizzare le orecchie agli amanti delle gemme preziose, ma la pulsar scoperta di recente dista circa 4000 anni luce dalla Terra.

Grazie al radiotelescopio di Parkes, situato in Australia, un team di studiosi provenienti dall'Australia, dal Regno Unito, dalla Germania, dagli Stati Uniti e dall'Italia con l'Osservatorio Astronomico Inaf di Cagliari, ha notato una pulsar, battezzandola PSR J1719-1438, situata nella costellazione del Serpente.

Quest'ultima, come tutte le pulsar, è una stella molto particolare, che emette onde radio in fasci conici, comportandosi proprio come un radiofaro.

Sfruttando tale peculiarità, gli scienziati hanno esaminato gli impulsi radio provenienti dalla zona in cui era situata la pulsar, notando alcune anomalie ed interruzioni, scoprendo l'esistenza del pianeta. La conferma è giunta dalle osservazioni realizzate grazie ad altri radiotelescopi, il Lovell, situato in Inghilterra, e il Keck alle Hawaii.

Secondo gli esperti dell'Inaf, la densità del nuovo pianeta scoperto è molto più elevata di quella comune in corpi di massa planetaria. Il pianeta dunque dovrebbe essere composto in gran parte di carbonio e di ossigeno allo stato cristallino, più o meno come il diamante.

Sappiamo inoltre che percorre un’orbita circolare in circa 2 ore e 10 minuti, che la distanza fra la pulsar e il pianeta è di 600mila km e che la sua massa è leggermente più grande di quella di Giove, anche se il suo raggio è meno della metà.

Ma come si è formato? Si tratta di un processo poco comune. Si ipotizza infatti che il pianeta possa essere ciò che resta di una stella una volta massiccia, la cui materia gassosa è stata travasata per oltre il 99,9% verso la pulsar durante un processo che ha riaccelerato la pulsar fino all’elevatissimo ritmo di rotazione attuale, circa 173 giri su se stessa ogni secondo.

A spiegare ciò che è accaduto è stato Andrea Possenti, direttore dell’INAF-Osservatorio di Cagliari: “In quella fase lontana la pulsar doveva essere una potente sorgente di raggi X, con caratteristiche simili alle cosiddette Binarie a raggi-X Ultra Compatte di Piccola Massa, di cui PSR J1719-1438 e il pianeta compagno dovrebbero dunque rappresentare dei discendenti."

La scoperta è stata pubblicata su Science.

Francesca Mancuso

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